Apple punta a presentare i suoi primi occhiali smart nel corso della WWDC che si terrà a giugno del 2027, per poi portarli sul mercato entro la fine dell’anno. Secondo Mark Gurman di Bloomberg, adottando un approccio già visto in passato, la società vorrebbe mostrare il nuovo device con diversi mesi di anticipo anche per permettere agli sviluppatori di iniziare a realizzare applicazioni e servizi pensati per questo nuovo formato.
Gli smart glass, noti internamente con il nome in codice N50, avrebbero dovuto debuttare già entro la fine del 2026, con il lancio previsto nei primi mesi del 2027. I tempi si sono però allungati. Apple deve ancora mettere a punto hardware e software, ma soprattutto capire come presentare un prodotto che riporta al centro un tema inevitabile: quello delle fotocamere indossabili, sempre pronte a osservare ciò che accade intorno a chi le porta.
LA PRIVACY È IL PROBLEMA PRINCIPALE
All’interno del gruppo Vision e degli altri team coinvolti nello sviluppo, la privacy sarebbe diventata la priorità principale. Apple sa bene che la categoria degli smart glass porta con sé una certa diffidenza, alimentata soprattutto dai timori di chi si trova davanti a una persona che indossa occhiali dotati di fotocamera e non è in grado di capire con certezza se venga registrato.Meta ha avuto il merito di rendere questa categoria commercialmente interessante con i suoi Ray-Ban, ma il rapporto non sempre semplice dell’azienda con la tutela dei dati personali ha finito per pesare anche sulla percezione dell’intero mercato. Il problema, in realtà, non riguarda soltanto Meta. Le fotocamere integrate negli occhiali vengono percepite in modo diverso rispetto a quelle di uno smartphone, perché possono sembrare più discrete e quindi più difficili da controllare.Negli Stati Uniti e in altri Paesi sono già comparsi i primi divieti. Alcuni tribunali di New York, Pennsylvania e Wisconsin hanno proibito l’uso degli smart glass, mentre Royal Caribbean ed MSC li hanno vietati in casinò, bagni e aree riservate ai bambini. Restrizioni simili sono state adottate anche da scuole, palestre, ospedali e strutture dedicate all’intrattenimento.
I prodotti di Meta utilizzano una spia luminosa per segnalare quando viene scattata una foto o registrato un video. La registrazione viene inoltre disattivata quando il sistema rileva che il LED è stato manomesso. Samsung dovrebbe adottare protezioni simili negli occhiali sviluppati con Google e Warby Parker, definendo la privacy un problema che riguarda l’intera industria.
Apple si muoverà probabilmente nella stessa direzione, ma la questione è ancora più delicata. Da oltre dieci anni la società di Cupertino ha fatto della privacy uno dei punti centrali della propria comunicazione. Entrare nel mercato degli occhiali con fotocamera significa esporsi al rischio di indebolire quella posizione, indipendentemente dalle protezioni adottate o dalle differenze rispetto ai prodotti concorrenti.
La società dovrebbe quindi insistere molto sull’elaborazione dei dati direttamente sul dispositivo, riducendo al minimo l’invio di immagini e informazioni ai server. Sarebbero inoltre escluse funzioni di riconoscimento facciale e modalità capaci di analizzare continuamente ciò che circonda chi indossa gli occhiali. Apple dovrebbe evitare anche una soluzione simile al cosiddetto “super-sensing” studiato da Meta, che permetterebbe al dispositivo di osservare e interpretare costantemente l’ambiente. Non sarebbe inoltre previsto l’utilizzo delle registrazioni dei clienti per addestrare i modelli di AI.
Secondo Gurman, Apple non dovrebbe neppure affidare a personale esterno la revisione dei filmati acquisiti dagli occhiali. La società ha già affrontato una situazione simile con Siri, quando emerse che alcune registrazioni venivano ascoltate da operatori incaricati di valutarne la qualità. Oltre alle protezioni più tradizionali, Apple starebbe sperimentando nuove soluzioni hardware e software non ancora disponibili sui prodotti presenti sul mercato. I dettagli non sono noti, ma l’obiettivo sarebbe rendere più evidente quando le fotocamere vengono utilizzate e impedire, per quanto possibile, che il sistema venga aggirato.
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