Negli scorsi giorni i ragazzi di Windows Latest hanno pubblicato un interessante resoconto su quello che è stato uno dei motivi principali del successo di Windows XP: la sua capacità di eseguire praticamente qualsiasi applicazione, anche molto vecchia e pensata per software antiquato. Dietro questa compatibilità quasi leggendaria si nascondeva infatti un sofisticato sistema di correzioni automatiche sviluppato da Microsoft, di cui ha raccontato uno dei principali protagonisti della sua genesi Raymond Chen.
Uno dei meccanismi più importanti era l’Application Compatibility Database, un archivio contenente centinaia di regole specifiche per software noti. Il database, memorizzato nella cartella AppPatch, permetteva al sistema di riconoscere una determinata applicazione non soltanto dal nome del file eseguibile, ma anche attraverso dimensioni, checksum, versione e altri parametri. In questo modo Windows poteva distinguere con precisione tra differenti versioni dello stesso programma. Quando individuava un’applicazione compatibile con il database, entravano in azione i cosiddetti “shim”, piccoli componenti software capaci di modificare il comportamento del sistema esclusivamente per quel programma.Quando l’applicazione effettuava una chiamata alle API di Windows, lo shim interveniva prima dell’esecuzione, alterando dati, risposte o processi interni per evitare malfunzionamenti. Uno degli shim più curiosi era “Version Lie”: molti programmi dell’epoca verificavano la versione di Windows prima di avviarsi e si rifiutavano di funzionare se rilevavano un sistema operativo sconosciuto. Windows XP risolveva il problema semplicemente mentendo all’applicazione, restituendo informazioni che la facevano credere in esecuzione su Windows 98 o su un’altra versione supportata. Ancora più sorprendente era la funzione EmulateHeap, ricordata da Chen come una delle soluzioni più ingegnose dell’epoca: sostanzialmente Windows XP forniva alle applicazioni una replica esatta del sistema di gestione della memoria di Windows 95.
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