AGI - Hermann Göring, capo della Gestapo e della Luftwaffe, numero due della gerarchia nazista dopo Adolf Hitler, tra i principali artefici della persecuzione antisemita e della Shoah, diceva con autocompiacimento: «Decido io chi è ebreo e chi no». A dispetto delle aberranti teorie parascientifiche e parafilosofiche che attribuivano al sangue l’appartenenza alla razza ebraica e quindi al novero dei “sottouomini”, se si trattava di personalità da tutelare nell’interesse del Terzo Reich si chiudevano ambedue gli occhi e con un decreto veniva sancita l’appartenenza alla razza ariana.
Il precedente di Milch la cui madre giurò di averlo concepito fuori dal matrimonio
Il segretario di Stato e poi generale dell’aeronautica Erhard Milch era di padre ebreo, Anton, ma per tutelarlo nei ranghi e nel ruolo di supervisore al riarmo aereo si costrinse la madre Clara a una dichiarazione giurata che era nato da una relazione adulterina con lo zio Karl Brauer, un tedesco ariano. E sempre in campo aeronautico, alla contessa Melitta Schenk von Stauffenberg-Schiller venne cancellata nel 1941 la metà ebraica che le derivava dal padre Michael Schiller, che peraltro a diciotto anni si era anche convertito al protestantesimo, equiparandola a un’ariana (Gleichgestellt). Tanto riguardo si deve al fatto che era una pioniera del volo, prima donna in Germania a essere ammessa nel 1922, a 19 anni, al corso di addestramento per alianti, all’epoca unica attività aeronautica concessa alla Germania dal Trattato di Versailles.Unica donna capitano della Luftwaffe con tutte le licenze per aerei, alianti e acrobazie
Nata a Krotoschin nell’allora Prussia Orientale oggi Polonia, nel 1903, a sedici anni, da studentessa di liceo, si era appassionata alla fisica e all’aerodinamica. Alla Scuola tecnica superiore di Monaco di Baviera studia matematica, fisica e ingegneria meccanica del volo e a 24 anni si laurea con lode in ingegneria, trovando subito uno sbocco professionale all’Istituto sperimentale di volo tedesco (DVL) di Berlino-Adlershof. Nel 1929 l’ardita pilota, chiamata familiarmente Litta, si era addestrata seguendo la sua vocazione fino a diventare l’unica donna in Germania a possedere tutte le licenze per aerei a motore, acrobazie aeree, volo a vela e acrobazie con aliante. Nel 1937 il generale della Luftwaffe Ernst Udet, asso della prima guerra mondiale che davanti a lui aveva avuto solo il leggendario Barone Rosso Manfred von Richthofen, direttore del Ministero dell’aviazione del Reich, la promuove comandante di volo (Flugkäpitan), diventando la seconda donna del Reich a ricoprire tale ruolo: l’altra era la celebre aviatrice Hanna Reitsch. Escludendo la passione viscerale per il volo, erano agli antipodi: la Reitsch era uno dei simboli del nazismo destinata a sopravvivere pure alla sua caduta, lei invece utilizzò il favore del regime per proteggere la famiglia e non sopravviverà alla guerra.Insignita della Croce di ferro per l’attività aviatoria. Come lei solo Hanna Reitsch
Suo marito Alexander, sposato nell’agosto del 1937, era il fratello del colonnello Claus Schenk von Stauffenberg, autore dell’attentato a Hitler del 20 luglio 1944. Fallita l’Operazione Walkiria Melitta verrà subito arrestata, ma sarà anche la prima della famiglia a essere rilasciata il 2 settembre e reintegrata, anche perché non erano emerse prove della sua partecipazione al complotto del cognato e dei generali e lei era ritenuta «fondamentale per lo sforzo bellico» (Kriegswichtig). D’altronde in quel difficile frangente della guerra era assai difficile accantonare un’ingegnera collaudatrice che aveva messo a punto la strumentazione e i sistemi di puntamento dello Junkers Ju 87 Stuka e dello Junkers Ju 88, che poteva vantare più di 1.500 voli di prova con bombardieri in picchiata (nessuno come lei) e che dal 1942 faceva parte dell’Accademia Tecnica della Luftwaffe a Berlino-Gatow. Il 29 gennaio 1943 era stata pure insignita personalmente da Göring della Croce di ferro di seconda classe per meriti aeronautici, e quella decorazione oltre a lei l’aveva ricevuta solo Hanna Reitsch, e del dDistintivo di pilota in oro con diamanti e rubini.Abbattuta da un Mustang americano mentre cercava di raggiungere il marito prigioniero nel lager
Nel 1944 fu proposta per la Croce di ferro di prima classe ma non la riceverà mai. Per quanto possibile cercò di alleviare le sofferenze dei parenti Stauffenberg incarcerati dopo il 20 luglio in base alla Sippenhaft, ovvero la punizione collettiva della famiglia resa legale nel Terzo Reich per l’attentato a Hitler. Il suo conflitto interiore stava nel sentirsi e considerarsi al servizio della Germania e non della causa nazista, diversamente dalla collega Hanna Reitsch. Il 4 aprile 1945 era partita col suo assistente pilota per Buchenwald, dov’era imprigionato il marito Alexander, e dall’alto scoprì che il lager era vuoto: gli internati speciali erano stati trasferiti a Ratisbona. Il 6 aprile i due si divisero. Melitta aveva avuto l’autorizzazione della Gestapo per recarsi a Schönberg, dove era stato portato Stauffenberg. Decollò la mattina presto dell’8 aprile, volando a bassa quota lungo il tracciato ferroviario che utilizzava come riferimento visivo in assenza di mappe aeree. Il suo piccolo aereo da trasporto Bücker Bü 181 non passò però inosservato. Il monoplano finì nel mirino delle mitragliatrici del Mustang F-6D in missione di ricognizione del tenente Norbourn Anton Thomas, che aprì il fuoco sui cieli di Strasskirchen, in Baviera. La pilota riuscì a effettuare un atterraggio d’emergenza e venne soccorsa da alcuni civili prontamente accorsi che la tirarono fuori dall’abitacolo. Il dottore del posto, Hans Sigl, venne allontanato da un medico della Luftwaffe. Sembrava che Melitta avesse riportato solo una evidente frattura alla gamba, e venne subito condotta in ambulanza all’ ospedale di Straubling. Due ore dopo, però, improvvisamente spirò. Sui registri venne annotato che era morta per una frattura alla base del cranio, che era passata inosservata.Testi ed immagini Copyright Agi.it
