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Terra palla di neve: quando i vulcani sciolsero il ghiaccio globale

la terra palla di ghiaccio rt
La Terra palla di ghiaccio. La geografia (terre emerse) era sicuramente differente rispetto all’immagine. Questa intende essere solo una rappresentazione grafica di Pianeta ghiacciato.
Immaginiamo la Terra vista dallo spazio circa 650 milioni di anni fa: una sola distesa bianca, dai Poli fino all’Equatore. Il ghiaccio copriva i mari con spessori di centinaia di metri. Secondo i modelli matematici climatici, la temperatura media globale scese intorno a -40°C. Gli scienziati chiamano questo scenario Terra palla di neve, in inglese Snowball Earth. Il periodo geologico è il Criogeniano (dal greco kryos, gelo), compreso tra circa 720 e 635 milioni di anni fa. In quel periodo si contano due glaciazioni globali: la Sturtiana, lunghissima, e la Marinoana, quella di cui parliamo. Le prove arrivano dalle rocce: sono stati trovati depositi glaciali in aree che allora si trovavano ai tropici, come racconta la ricerca su quando il ghiaccio raggiunse l’equatore.  

Perché si formò tanto ghiaccio

Le terre emerse erano riunite nel supercontinente Rodinia, che si stava vicino ai tropici. Le piogge abbondanti consumavano le rocce, soprattutto i basalti di enormi colate vulcaniche come quelle della Provincia Ignea di Franklin, in Canada. Questa erosione chimica toglie anidride carbonica all’atmosfera e la imprigiona negli oceani sotto forma di carbonati. Con meno anidride carbonica, l’effetto serra si indebolisce. In più il Sole era leggermente meno luminoso di oggi. A quel punto scattò il meccanismo decisivo, il ghiaccio riflette la luce solare: più ghiaccio vuol dire più energia rimandata nello spazio, quindi più freddo e altro ghiaccio. Superata una certa soglia, questo circolo vizioso avvolse l’intero pianeta. Come termine di paragone, durante l’ultima era glaciale la temperatura globale era più bassa di appena 7°C rispetto a oggi.  

I vulcani, il termostato che non si spense mai

Sotto la coltre bianca la Terra restava attiva. I vulcani continuavano a eruttare e a liberare anidride carbonica. Però le rocce erano sepolte e le piogge quasi assenti, così nulla riusciva più ad assorbirla. Il gas si accumulò per milioni di anni, fino a concentrazioni centinaia di volte superiori a quelle di oggi. Oggi le grandi eruzioni raffreddano il clima per qualche anno, come spiega l’articolo sul rischio di un inverno vulcanico. Nel Criogeniano ebbe efficacia inversa  l’accumulo lento dell’anidride carbonica. Quando l’anidride carbonica raggiunse il livello critico, l’effetto serra prese il sopravvento. Anche la cenere e la polvere depositate sul ghiaccio, scurendolo, probabilmente aiutarono la fusione. Il disgelo fu rapido in termini geologici. Sopra i sedimenti glaciali di tutto il mondo si trovano i carbonati di copertura, rocce chiare che si formarono in oceani carichi di carbonio.  

Quanto durò davvero

Per anni si è parlato di circa 10 milioni di anni. Uno studio pubblicato nel 2025 su PNAS ha datato alcune rocce della Namibia e ha accorciato la Marinoana a circa 4 milioni di anni, tra 639 e 635 milioni di anni fa. Il dibattito sulla durata resta aperto, come per molti antichi ghiacci che parlano del nostro futuro. Poco dopo la fine della palla di neve comparvero i primi animali. Per chi vuole approfondire c’è un altro  articolo sulla Terra palla di neve.   Credit
  • Four-million-year Marinoan snowball shows multiple routes to deglaciation – PNAS, 2025
  • A new explanation for Snowball Earth – Harvard SEAS

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