Con le notti di ottobre che si allungano, dapprima la foschia, poi la nebbia torna a farsi vedere al Nord Italia. È il risultato di un incastro quasi perfetto tra geografia e fisica dell’atmosfera, che rende la Pianura Padana una delle zone più nebbiose d’Europa.
Una pianura a forma di catino
Basta guardare una carta geografica. Le Alpi chiudono la pianura a nord e a ovest, gli Appennini a sud: l’unica apertura è verso il mare Adriatico. Qui dentro l’aria ristagna con facilità, soprattutto quando un anticiclone – un’area di alta pressione con tempo stabile – resta sopra l’Italia per giorni. È lo stesso meccanismo che spiega l’aria inquinata in Valle Padana. In più l’umidità abbonda, grazie al Po, ai suoi affluenti, ai canali e ai terreni irrigati.L’inversione termica, il coperchio invisibile
Di norma la temperatura cala salendo di quota, in media di circa 6,5°C ogni 1.000 metri. Nelle notti limpide e senza vento succede il contrario. Il suolo cede calore verso lo spazio e raffredda l’aria che lo tocca. Così vicino a terra si forma uno strato freddo e pesante, con sopra aria più mite. È l’inversione termica: un coperchio che impedisce all’aria di rimescolarsi. Capita quindi che in collina faccia più caldo che a Milano, mentre la città resta nel grigio. Il fenomeno è spiegato anche nell’articolo su inversione termica e inquinamento atmosferico.Irraggiamento e avvezione, due nebbie diverse
La nebbia tipica della pianura è la nebbia da irraggiamento. Nasce di notte, quando l’aria vicina al suolo si raffredda fino al punto di rugiada, cioè la temperatura alla quale il vapore acqueo si trasforma in minuscole goccioline sospese. Si fa più fitta poco prima dell’alba e spesso si dissolve in tarda mattinata. In pieno inverno, però, il sole è debole e la nebbia può resistere tutto il giorno, fino a diventare la nebbia che gela su rami e strade. La nebbia da avvezione nasce in un altro modo. Si forma quando aria umida e relativamente mite scorre sopra una superficie più fredda e si raffredda dal basso. Succede, per esempio, quando correnti umide dall’Adriatico entrano verso l’interno. Lungo le coste del Veneto questa nebbia marina si chiama caligo.Nebbia e polveri sottili
Lo stesso coperchio che trattiene la nebbia intrappola anche gli inquinanti. Traffico, riscaldamento domestico, industria e agricoltura liberano polveri sottili, le PM10 e le PM2,5, che restano sospese negli strati più bassi. Le particelle fanno anche da nuclei di condensazione, cioè da punto d’appoggio per le goccioline: aiutano la nebbia a formarsi e la rendono più persistente. Per questo le fasi di alta pressione prolungata portano spesso nebbie e aria ferma e fanno superare i limiti, tanto che la Val Padana resta tra le zone più inquinate d’Europa. La svolta arriva quando cambia il tempo: vento e perturbazioni atlantiche rimescolano l’atmosfera e ripuliscono l’aria. Fino ad allora serve prudenza alla guida, perché con la nebbia fitta la visibilità può scendere sotto i 50 metri. Credit- ESA – Air pollution fluctuations over the Po Valley
- NASA Earth Observatory – A Hazy, Foggy Day in Italy’s Po Valley
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