La diffusione dello standard USB-C ha reso molto più semplice la condivisione del caricabatterie tra dispositivi differenti. Lo stesso alimentatore può essere utilizzato per notebook, smartphone, tablet, auricolari o qualsiasi altro device dotato del medesimo connettore.
Tuttavia, questa versatilità può far sorgere un dubbio: se un caricatore, progettato magari per un laptop, con una potenza dichiarata di 140 W viene collegato ad uno smartphone con assorbimento minore c’è il rischio di danneggiare batteria o componenti interni di quest’ultimo?
Nella maggior parte dei casi la risposta è no. Il punto fondamentale è che il numero di watt riportato sull'alimentatore non corrisponde alla potenza che viene automaticamente trasferita al dispositivo. A gestire questo processo interviene la tecnologia USB Power Delivery (USB-PD), sviluppata dall’USB Implementers Forum (USB-IF) e che consente a caricatore e dispositivo di “dialogare” prima di stabilire quanta energia utilizzare. Questo vale soprattutto per i dispositivi più recenti, mentre per i device immessi sul mercato qualche anno addietro è necessario porre maggiore attenzione.
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