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Tecnologia

Scorie nucleari per alimentare le missioni spaziali verso Marte

Per esplorare luoghi dove la luce del Sole è troppo debole o addirittura assente, i pannelli solari possono non bastare, ma una possibile risposta arriva da una fonte decisamente particolare come i sottoprodotti radioattivi dei reattori nucleari terrestri. Ancora una volta le scorie nucleare hanno il potenziale per una seconda vita, ma cerchiamo di capire meglio come funzioan questa idea. Tutto parte da una tecnologia sviluppata nel Regno Unito, che mira a sfruttare alcuni isotopi per fornire energia alle missioni spaziali, e si parla già di un primo importante impiego previsto sul futuro rover marziano Rosalind Franklin. Il progetto è portato avanti da Perpetual Atomics, società spin-off dell'Università di Leicester. I ricercatori stanno lavorando a sistemi di alimentazione nucleare che utilizzano materiali derivati dall'attività dei reattori sulla Terra, con l'idea di trasformare questi sottoprodotti in una risorsa utile per apparecchiature destinate a operare lontano dalle condizioni favorevoli offerte dal nostro pianeta.


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