Questione mensa sempre più fonte di polemica tra le varie parti in causa. Riceviamo e pubblichiamo per intero la posizione dell’assessore all’Istruzione Del Prete, riservandoci in altra sede le dovute interpretazioni.
Noto con dispiacere che la sentenza del TAR Campania in merito all’obbligo di ristorazione scolastica ha nuovamente riscaldato gli animi. Evidentemente la fase postelettorale è ancora più frenetica della precedente. Non sono solita cedere alla tentazione del battibecco mediatico ma, dal momento che pare che qualcuno abbia deciso di usarmi come uno dei bersagli del suo tirassegno, credo sia il caso di rispondere, non tanto per difendere la mia persona ed il mio operato, o quello di questa Amministrazione, di cui mi onoro di far parte dallo scorso 22 luglio, quanto per fare chiarezza su una questione che è all’attenzione di molti. Comincio dalla tanto invocata e sacrosanta libertà di scelta, apparentemente ostacolata dal Regolamento Comunale: ho sempre sostenuto che il tempo mensa sia tempo scuola e che in una situazione normale il genitore che aderisca al progetto scolastico del tempo pieno sappia, logicamente, di aver scelto di far vivere ai propri figli anche il momento formativo collettivo rappresentato dal tempo mensa comune, in cui si evitano le differenze sociali e si educa alla varietà del cibo, ma non solo. La mia esperienza personale di mamma di quattro figli, ma anche di insegnante (prima di passare all’Università, ho insegnato per 15 anni nella scuola pubblica ed ho esperienza della prima applicazione del tempo pieno e del tempo prolungato – insegno dal 1989 -), mi ha sempre spinta ad apprezzare la complessità di quel servizio scolastico, fatto di scuola e di mensa pubblica, democraticamente uguale per tutti. E da cittadina democratica, attenta e consapevole, ho sempre saputo che dietro l’offerta di quel servizio vi fossero dirigenti scolastici, insegnanti, lavoratori ed un sistema (pubblico) di controllo della didattica e dell’alimentazione gestito da competenze e professionalità deputate a questo, che andavano rispettate per il lavoro che facevano. Per tale ragione, dal mio punto di vista, con o senza ...
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