C'è un motivo se i nuovi agenti AI assomigliano sempre meno a freddi software e sempre più a piccoli personaggi da cartone animato, e dè un po' lo stesso alla base della robotica sempre più umanizzata. Non è difficile capire che un assistente con occhi buffi, un nome e una personalità tutta sua, mette meno soggezione e si presta a maggior fiducia da parte nostra.
Il problema è che dietro quella faccia simpatica può esserci uno strumento capace di leggere email, documenti, messaggi e perfino utilizzare servizi collegati al nostro account. La strada apparentemente vincente è stata intrapresa da Meta di recente, quando ha scelto per Muse una mascotte morbida e tondeggiante chiamata Jolly, mentre OpenAI ha mostrato i suoi Dots come piccoli personaggi colorati, quasi fossero animali digitali. È una scelta estetica, certo, ma anche un modo per rendere più naturale affidare compiti sempre più importanti a questi sistemi.
Ed è proprio qui che nasce il rischio, perché gli agenti non si limitano infatti a rispondere alle domande, ma possono agire inviando messaggi, organizzando prenotazioni, gestendo annunci e in generale utilizzando informazioni presenti nei nostri account.
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