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Tecnologia

200.000 barili radioattivi nell?Atlantico: alcuni stanno cedendo

Per decenni gli abissi oceanici sono sembrati il posto perfetto dove nascondere alcuni problemi, che è un po' il principio dello spostare la sporcizia sotto il tappeto, come se scomparisse magicamente. Ma qui non si parla di un po' di polvere, perché c'è stato un tempo, precisamente tra gli anni cinquanta e novanta, quando oltre 200.000 fusti di rifiuti radioattivi furono scaricati nell’Atlantico nord-orientale, con l’idea che profondità e tempo avrebbero reso quelle scorie progressivamente meno pericolose. Un'idea scellerata, della quale tutti potremmo pagarne le conseguenze, se non fosse che il materiale in esso contenuto non è il peggiore, per fortuna. Oggi sappiamo cosa è successo davvero e la brutta notizia è che alcuni contenitori stanno cedendo. La missione scientifica NODSSUM, coordinata dal CNRS, ha raggiunto aree a oltre 4.700 metri di profondità e documentato fusti fortemente deteriorati, alcuni dei quali hanno già rilasciato parte del contenuto sul fondale. Questo però non significa che l’Atlantico sia davanti a una catastrofe radioattiva, ed è una distinzione importante da rimarcare per non causare panico ingiustificato. Le misurazioni hanno individuato radionuclidi riconducibili ai rifiuti a livelli superiori a quelli normalmente attesi nell’area, ma le concentrazioni osservate rimangono basse.


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