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Cultura

'Radici di carta', gli Olmi raccontano le biblioteche (non solo) siciliane

AGI - C'è una biblioteca minacciata da una frana all'origine di "Radici di carta", ma il libro curato da Stefania Auci e Nadia Terranova prova ad andare oltre l'emergenza dalla quale tutto è cominciato. La raccolta, pubblicata da Kalós, riunisce racconti, memoir e reportage degli scrittori e degli intellettuali siciliani che si sono riconosciuti nel gruppo Gli Olmi e lega la scrittura a un obiettivo concreto: sostenere un progetto dedicato allo sviluppo di una biblioteca e alla promozione della lettura. Un'antologia sul rapporto con i libri, ma anche il tentativo di intervenire, sia pure in una dimensione circoscritta, su uno dei problemi che hanno portato alla nascita del gruppo: le condizioni nelle quali una parte del patrimonio bibliotecario siciliano viene conservato e, soprattutto, reso accessibile.

Dalla biblioteca di Niscemi alle "Radici di carta"

La storia degli Olmi comincia nella primavera del 2026 attorno alla biblioteca Angelo Marsiano di Niscemi, minacciata dalla frana. Quella che avrebbe potuto rimanere una mobilitazione legata all'emergenza ha avuto invece un seguito. Nella prefazione, Stefania Auci ricostruisce il percorso successivo: l'inchiesta sulle biblioteche dimenticate in Sicilia, gli interventi al Salone del Libro di Torino e a Una Marina di libri, il Premio Mandrarossa, il coinvolgimento della "Strada degli Scrittori" e gli incontri dedicati alle condizioni delle biblioteche siciliane. Il volume alterna registri molto diversi: fantastico e lirico, horror e poesia, memoria personale e reportage giornalistico. È una scelta rivendicata dalla stessa Auci, che nella prefazione individua proprio nella diversità delle voci uno dei caratteri del gruppo.

Biblioteche come luoghi, non come depositi

Il punto centrale del progetto emerge soprattutto nelle pagine introduttive. Per gli Olmi il problema non riguarda soltanto la conservazione dei libri, ma la funzione che una biblioteca può avere all'interno di una comunità. Auci parla della necessità di trasformare le biblioteche siciliane in luoghi di aggregazione, nei quali incontrarsi, riscoprire gli autori del territorio e costruire relazioni. È una concezione che sposta l'attenzione dallo scaffale alle persone e in cui la biblioteca è spazio pubblico prima ancora di essere un deposito del patrimonio librario. Nella parte conclusiva della prefazione il discorso diventa ancora più concreto. Gli Olmi chiedono biblioteche dotate di professionalità, spazi nei quali bambini e ragazzi possano avvicinarsi alla lettura e luoghi frequentabili anche dagli anziani, nei quali leggere un giornale o semplicemente incontrarsi. "Vogliamo luoghi vivi", scrive Auci.

Una Sicilia raccontata attraverso libri e archivi

I contributi raccolti nel volume seguono questa impostazione senza essere costretti dentro una formula unica. L'antologia comprende testi di Vanessa Ambrosecchio, Stefania Auci, Ugo Barbàra, Eliana Camaioni, Andrea Giuseppe Cerra, Rosa Maria Di Natale, Catena Fiorello Galeano, Gaspare Grammatico, Stefania La Via, Clelia Lombardo, Francesca Maccani, Rosita Manuguerra, Massimo Maugeri, Antonio Mistretta, Beatrice Monroy, Giampiero Montanti, Claudia Origoni, Sabrina Petyx, Salvatore Picone, Giacomo Pilati, Marco Rizzo, Carmelo Sardo, Gaetano Savatteri, Giusy Sciacca, Elvira Seminara e Nadia Terranova. Ne deriva una geografia letteraria che attraversa biblioteche, archivi e luoghi della memoria dell'isola utilizzando strumenti narrativi differenti. Il volume si presenta come un percorso tra patrimonio materiale e immateriale, storie personali e memoria collettiva, facendo di biblioteche e archivi i protagonisti anziché semplici ambientazioni. È un'impostazione coerente con la natura degli Olmi che non ambiscono a essere una scuola letteraria né un gruppo accomunato da un'estetica, ma autori diversi che hanno scelto di lavorare su un tema comune.

Dalla denuncia a un progetto

Il passaggio più interessante di "Radici di carta" è forse proprio questo. La denuncia delle difficoltà delle biblioteche siciliane viene accompagnata dal tentativo di costruire qualcosa, utilizzando gli strumenti che gli scrittori hanno a disposizione: le storie e la capacità di richiamare lettori attorno a un tema. Il ricavato dell'antologia sarà destinato a un progetto di sviluppo di una biblioteca e di promozione della lettura. In questo modo il volume prova a chiudere il cerchio aperto a Niscemi: una biblioteca aveva fatto incontrare gli Olmi e adesso un libro scritto dagli Olmi servirà a sostenere una biblioteca. La prefazione di Stefania Auci evita però di presentare questo obiettivo come un punto d'arrivo. L'ambizione dichiarata è fare delle biblioteche siciliane luoghi frequentati e riconoscibili dalle comunità che le circondano e riportare la lettura dentro la vita quotidiana dei territori.
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