AGI - Poco prima di morire, nonno Giovanni affida alla nipote Elena una richiesta apparentemente semplice: aprire il cassetto del comodino, quello che per anni è rimasto proibito. Dentro ci sono un vecchio biglietto teatrale e un manoscritto. È l'inizio di un viaggio in una storia familiare che Elena credeva di conoscere e che invece nasconde una verità rimasta sepolta per anni. Parte da qui "La mezza", il nuovo romanzo di Costanza DiQuattro, scrittrice e drammaturga siciliana che dirige il teatro Donnafugata di Ragusa Ibla. Una storia costruita attorno a ciò che accade quando i genitori non sono più soltanto come padri e madri e cominciano a rivelarsi come uomini e donne, con desideri, debolezze, errori e segreti.
Il segreto di Agata
Al centro del manoscritto consegnato da Giovanni c'è Agata, la madre di Elena, morta quando la figlia era ancora bambina. Elena ha sempre saputo che la madre aveva avuto un amore fuori dal matrimonio. Quello che non conosce è tutto ciò che si nasconde dietro quella relazione e, soprattutto, la storia della scomparsa per molti anni di Andrea, l'uomo amato da Agata. La lettura diventa così un'indagine privata e sentimentale. Elena cerca di ricostruire una madre che la memoria infantile non le ha permesso davvero di conoscere e, nello stesso tempo, scopre la vita segreta degli adulti che l'hanno preceduta. Non c'è però soltanto la curiosità di arrivare alla verità. Nel romanzo, conoscere significa anche esporsi al rischio di vedere crollare l'immagine delle persone amate. Ed è questo uno dei nodi intorno ai quali DiQuattro costruisce la storia.Quando i genitori diventano esseri umani
"La mezza" mette in discussione l'idea, profondamente radicata, che i genitori debbano essere figure senza incrinature. Da figli, osserva DiQuattro, tendiamo a concepirli come esempi di perfezione e protezione. Da adulti possiamo invece scoprire che hanno commesso errori, nascosto desideri, avuto paura. Giovanni, Agata e gli altri personaggi si muovono proprio dentro questa zona grigia. Nessuno è soltanto colpevole o innocente. Nessuno coincide interamente con l'immagine che gli altri si sono costruiti di lui. La scoperta della fragilità diventa allora anche una forma di conoscenza. Accettare che i propri genitori possano avere sbagliato significa riconoscere loro un'umanità che da bambini non potevamo vedere. Ed è proprio questo passaggio a cambiare Elena: il segreto che scopre le permette di leggere il passato in maniera diversa.L'amore fuori dalle regole
Al centro del romanzo c'è anche la relazione tra Agata e Andrea, un amore che mette in crisi le convenzioni e il conformismo dell'ambiente nel quale nasce. DiQuattro richiama esplicitamente "Le affinità elettive" di Goethe e l'idea di un sentimento capace di sovvertire le regole scritte, persino quelle che sembrano imposte dalla nascita e dall'appartenenza. Ma non si pensi che l'amore tra Agata e Andrea sia solo fuga romantica o una trasgressione. È, piuttosto, una forza che obbliga i personaggi a scegliere e, scegliendo, a pagare un prezzo.I segreti possono anche renderci liberi
Uno degli interrogativi che attraversano "La mezza" riguarda il diritto di conoscere la vita delle persone che amiamo. Non esiste, suggerisce il romanzo, una risposta valida per tutti. Scoprire un segreto può provocare dolore, modificare un ricordo, persino incrinare l'immagine di qualcuno che non c'è più, ma può anche liberare ed è ciò che accade a Elena, che attraverso il manoscritto del nonno si trova circondata non più da figure idealizzate, ma da persone imperfette. E proprio questa imperfezione finisce per avvicinarla a loro.Il teatro dentro il romanzo
Il titolo stesso, "La mezza", porta con sé un significato teatrale. Nel gergo dello spettacolo indica il momento in cui mancano trenta minuti all'inizio della rappresentazione. Ma nel romanzo quella "mezza" assume un valore più ampio: è un tempo sospeso, qualcosa che non si è compiuto, una parte di vita rimasta in attesa di essere raccontata. Il teatro attraversa l'intera vicenda anche attraverso la presenza di una compagnia che rappresenta "Il berretto a sonagli" di Luigi Pirandello. Una scelta tutt'altro che casuale. Il testo pirandelliano parla di conformismo, ipocrisia, apparenze e di una società che preferisce non vedere ciò che potrebbe mettere in crisi il proprio equilibrio.Testi ed immagini Copyright Agi.it
