Alcuni siti istituzionali europei sono stati messi offline per precauzione. A spingere i responsabili a sospendere i servizi è stata la scoperta di due gravi falle di sicurezza in PHP, un linguaggio di programmazione utilizzato da una parte enorme del web. Un eventuale attacco potrebbe consentire di eseguire codice sui server senza autenticazione, arrivando anche alle informazioni conservate nei sistemi. Le prime misure sono state adottate in diversi Paesi, tra cui Finlandia, Paesi Bassi, Germania, Francia e Repubblica Ceca.
Le falle sono state chiamate PHP2Shell e identificate con le sigle CVE-2026-109618 e CVE-2026-109619. Secondo i ricercatori, erano presenti nel codice da più di dieci anni. A individuarle sono stati i ricercatori delle società di cybersicurezza Calif e Wiz, anche grazie all'utilizzo dell'intelligenza artificiale. Calif ha impiegato il modello GPT-5.6 Sol di OpenAI, mentre Wiz ha utilizzato diversi modelli avanzati per analizzare il codice e verificare la possibilità di sfruttare i problemi individuati.
La diffusione di PHP spiega perché la scoperta abbia provocato tanta preoccupazione. W3Techs ne rileva l'utilizzo nel 69,3% dei siti di cui è noto il linguaggio impiegato lato server. Lo utilizzano, tra gli altri, WordPress e Drupal, oltre a MediaWiki, il software su cui si basa Wikipedia. Le vulnerabilità interessano direttamente PHP e possono quindi essere sfruttate anche quando il codice delle singole applicazioni non presenta problemi di sicurezza.
Nei Paesi Bassi sono stati temporaneamente disattivati diversi portali governativi, mentre in Finlandia sono stati sospesi alcuni servizi web pubblici. Anche in Germania e Francia si è deciso di fermare alcune piattaforme, e Wikimedia Foundation ha spento per precauzione parte dei propri sistemi. Questo non significa che i siti siano già stati attaccati. Per quelli ancora offline bisognerà attendere che gli amministratori completino gli interventi necessari a renderli nuovamente sicuri.
Gli aggiornamenti per correggere le falle sono già arrivati: le versioni di PHP interessate sono la 8.5.12, la 8.4.27, la 8.3.36 e la 8.2.35. Tocca ora agli amministratori dei siti installarle, dando la precedenza ai server raggiungibili da Internet. È quanto hanno raccomandato anche l'agenzia europea ENISA e il National Cyber Security Centre britannico. Se l'aggiornamento non può essere eseguito subito, i sistemi vulnerabili possono essere isolati oppure temporaneamente disattivati. Il problema è soprattutto per chi utilizza ancora vecchie versioni di PHP, non più supportate: in questi casi potrebbe essere necessario intervenire anche sul resto dell'infrastruttura.
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