Il riciclo è tema che piace a molti, ma quando si tratta di componenti elettronici come i chip di memoria DRAM, questa pratica diventa molto più problematica e solleva interrogativi legittimi sulla longevità dei dispositivi. Secondo indiscrezioni provenienti dalla Corea del Sud e riprese da ChosunBiz, in Cina sta prendendo piede una vera e propria filiera industriale specializzata nel dissaldare vecchi moduli di memoria da smartphone dismessi, personal computer e server per integrarli all'interno di smartphone di nuova produzione. Il motivo? Ovviamente la carenza di componenti data dalla crisi dei chip.
I report non citano marchi specifici né chiariscono se tra i clienti di questi servizi figurino colossi del calibro di Huawei, Honor, Xiaomi, Vivo o Oppo. Al momento il fenomeno appare concentrato sui dispositivi di fascia bassa, dove la disponibilità di questi moduli ricondizionati ha permesso ad alcuni produttori cinesi di rivedere al rialzo i propri obiettivi di vendita, dopo i tagli programmatici effettuati nella prima parte dell'anno.
L'operazione comporta ovviamente delle criticità che sono particolarmente evidenti sia sul piano tecnico che su quello della trasparenza. Componenti con già cinque o sei anni di operatività alle spalle vengono rimessi in circolo per un ulteriore ciclo di vita di pari durata, una pratica che aumenta significativamente il rischio che questi chip non riescano a concludere il loro secondo ciclo. Resta inoltre aperto il problema dell'informazione al consumatore: chi acquista un prodotto nuovo si aspetta componenti nuovi sin dal day one, sebbene in determinati segmenti di mercato il prezzo contenuto finisca per far passare in secondo piano l'origine dei materiali.
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