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Cinema e Tv

VDV presenta il singolo Terra Piatta: il VIDEO

Mi chiamo Veronica Del Vecchio, in arte VDV, e sono una rapper. Attraverso la musica cerco di raccontare le contraddizioni dell'essere umano e della società in cui viviamo, dando voce a quelle sensazioni che spesso proviamo, ma che non sempre riusciamo a spiegare. Uso il rap per trasformare dubbi personali in domande condivise. Terra Piatta nasce da una sensazione che conosco molto bene: quella di guardarmi intorno e sentirmi completamente fuori posto, come se il mondo continuasse a girare seguendo regole che, a volte, faccio fatica a comprendere. Mi capita spesso di mettere in discussione ciò che mi circonda, di interrogarmi su quello che consideriamo normale e su quanto le nostre certezze siano realmente solide. Viviamo in una società in cui tutto sembra dover avere una spiegazione, una direzione, una risposta immediata. Eppure, più cerchiamo di dare un senso alle cose, più rischiamo di perderci nelle nostre stesse contraddizioni. Ed è spesso da quelle domande che iniziano i miei testi. Per raccontare questo disorientamento ho scelto di utilizzare immagini cosmiche, paradossi e metafore apparentemente assurde. La luna piena che si contrappone al vuoto interiore, i buchi neri, il metaverso e, naturalmente, una Terra che improvvisamente sembra diventare piatta. Il titolo non ha nulla a che vedere con il terrapiattismo. È una provocazione, un modo per rappresentare quei momenti in cui la realtà appare talmente distorta da farci dubitare persino di ciò che abbiamo sempre considerato evidente. Non volevo scrivere una canzone che offrisse risposte, ma una che sollevasse domande. Perché credo che sentirsi fuori posto non significhi necessariamente essere sbagliati. A volte significa semplicemente osservare il mondo da una prospettiva diversa.   Quando ho immaginato il videoclip di Terra Piatta, volevo che le immagini riuscissero a trasmettere lo stesso disorientamento presente nel testo. Ho scelto quindi di muovermi all'interno di una realtà surreale, fatta di cieli mutevoli, nuvole, suggestioni spaziali e prospettive impossibili. Un universo visivo in cui gli elementi familiari perdono improvvisamente le loro proporzioni e niente sembra essere esattamente dove dovrebbe. Volevo che chi guarda percepisse quello smarrimento prima ancora di comprenderlo. Mi interessava soprattutto il contrasto tra la mia presenza, concreta e reale, e tutto ciò che mi circonda: uno scenario volutamente artificiale, quasi sospeso, che cambia continuamente le coordinate dello spazio. In questo modo ho cercato di rendere visibile una sensazione interiore. Quando perdiamo i nostri punti di riferimento, infatti, non è necessariamente il mondo a cambiare. È il nostro modo di percepirlo che si trasforma. Non cercavo una storia lineare, ma una sequenza di sensazioni riconoscibili. Anche la scelta di utilizzare immagini paradossali nasce da questa idea. Non volevo rappresentare un universo fantastico nel quale rifugiarmi, ma deformare quello che conosciamo per osservarlo da un'altra prospettiva. Per me il videoclip è quindi un'estensione del brano, un viaggio tra realtà e illusione in cui non esiste una distinzione sempre chiara tra ciò che vediamo e ciò che sentiamo. Se c'è una cosa che vorrei lasciare a chi ascolta la canzone e guarda il video, è proprio questa domanda: siamo davvero noi a essere fuori posto, oppure è il mondo che, qualche volta, ci appare completamente storto?  
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