“Il mondo non ha mai dimenticato lui e la sua morte, e nemmeno Las Vegas. Ci sono voluti 30 anni, ma ora dovrai affrontare la giustizia per quello che hai fatto il 7 settembre 1996”. Il 13 ottobre 2026 la giudice Carli Kierny ha condannato Duane “Keffe D” Davis, 63 anni, a una pena di un minimo di 40 anni di carcere per aver orchestrato l’omicidio del rapper Tupac Shakur (che all’epoca aveva 25 anni) in una sparatoria da un’auto in corsa avvenuta il 7 settembre 1996 a Las Vegas. Alla fine di agosto 2026, Davis era già stato riconosciuto colpevole di omicidio con l’uso di arma letale con l’intento di promuovere, favorire o aiutare una banda criminale. Durante il processo a Las Vegas, durato diverse settimane, l’accusa aveva sostenuto che l’imputato avesse consegnato l’arma del delitto al presunto assassino, ritenuto o suo nipote Orlando “Baby Lane” Anderson, o un altro uomo seduto sul sedile posteriore di un’auto. La sentenza della giudice di un tribunale del Nevada è infine arrivata ieri. Prima della decisione della giudice Kierny, il procuratore Marc DiGiacomo aveva dichiarato: “È un pluripregiudicato che siede davanti a voi per questo crimine perpetrato contro questi familiari, questi fratelli. E dovete chiedervi, per questo crimine, per questa persona, quale pena merita? Qualunque sia la vostra decisione, in definitiva, a mio avviso, merita la pena massima possibile perché se l'è guadagnata con le sue azioni, il suo comportamento e ciò che è oggi”. Alla fine, la giudice Kierny si è pronunciata: “Non si può portare via un uomo alla sua famiglia. Non si può portargli via la vita, tutto il suo futuro, e poi andarsene. Soprattutto quando quell’uomo è Tupac Shakur”.
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