
Dai ghiacciai di settembre alle nevi di dicembre
A ripartire per primi sono i ghiacciai, e in Val Senales, in Alto Adige, si scia spesso già da metà settembre: nel 2025 gli impianti hanno riaperto il 19 settembre per gli allenamenti delle squadre nazionali. Subito dopo tocca a Cervinia, da sempre la prima grande località italiana a partire, con aperture tra metà e fine ottobre (il 16 ottobre nel 2021, il 25 ottobre nel 2025) grazie alla quota elevata e al collegamento con Zermatt. A novembre seguono Solda, il Passo dello Stelvio e il Presena. Per la gran parte dei comprensori del Nord Italia, dal Dolomiti Superski a Livigno, da Madonna di Campiglio alla Valtellina fino al Piemonte alpino, la stagione vera comincia invece nell’ultimo weekend di novembre o a inizio dicembre, quasi sempre agganciata al ponte dell’Immacolata. Le date sono cambiate pochissimo: il Dolomiti Superski apriva il 26 novembre nel 2011 e il 28 novembre nel 2015, con il Sellaronda dal 4 dicembre, e negli ultimi inverni le prime piste sono partite tra il 22 e il 29 novembre, con il pieno regime tra il 4 e il 7 dicembre.L’Appennino ha una situazione complessa
Al Centro e al Sud Italia le stagioni fredde sono più corte e meno affidabili, con le aperture concentrate tra il 6 e il 20 dicembre. All’Abetone la data di riferimento è l’8 dicembre, tanto che la partenza del 18-19 novembre 2017 fece notizia perché non capitava dal 1979, mentre a Roccaraso, cuore dell’Alto Sangro, si parte spesso intorno al 3 dicembre con l’aiuto dei cannoni. Lo stesso copione vale per Cimone, Ovindoli, Campo Imperatore e Corno alle Scale, dove se mancano le nevicate o il freddo per produrre neve tecnica le aperture semplicemente slittano.Un terzo di neve in meno in un secolo
Se il calendario è rimasto quasi lo stesso il merito è soprattutto dell’innevamento artificiale, perché la neve naturale nel frattempo è calata parecchio. Uno studio coordinato da Eurac Research con l’Università di Trento, pubblicato sull’International Journal of Climatology, ha ricostruito cento anni di dati da 46 località alpine trovando tra il 1920 e il 2020 una riduzione media delle nevicate del 34%, con un calo di circa il 23% sul versante nord e vicino al 49% su quello sud-occidentale, che è poi il nostro. Il peggioramento si fa netto dopo il 1980 e colpisce soprattutto le quote sotto i 2.000 metri, dove quella che un tempo era neve oggi cade sempre più spesso come pioggia: le Alpi si sono scaldate di oltre 2°C rispetto all’epoca preindustriale, il doppio della media globale. Anche il manto nevoso dura meno. Tra il 1982 e il 2020 si sono persi in media 10-20 giorni l’anno sull’arco alpino, e sotto i 2.000 metri, negli ultimi cinquant’anni, la stagione della neve si è accorciata di 22-34 giorni, con la neve che arriva più tardi e se ne va prima. Sull’Appennino i dati sono meno sistematici ma vanno nella stessa direzione, visto che in Abruzzo, tra il 1951 e il 2001, i giorni con neve al suolo sono scesi da circa 65 a 45. E la quota alla quale la neve naturale si può dire affidabile, cioè almeno 100 giorni con 30 centimetri al suolo, è salita di 200-250 metri.Cosa dicono le proiezioni
I modelli matematici climatici usati in un lavoro pubblicato su Nature Climate Change, che ha analizzato 2.234 stazioni in 28 Paesi europei, indicano che senza innevamento artificiale, con un Riscaldamento Globale di 2°C, il 53% delle località sciistiche d’Europa sarebbe ad altissimo rischio di neve insufficiente, quota che sale al 98% con 4°C. Coprendo con neve tecnica metà delle piste si scende al 27% e al 71%, ma crescono i consumi di acqua ed energia, e il cannone funziona solo se fa abbastanza freddo. Da noi l’alta quota resterà la più resiliente, mentre le stazioni sotto i 1.500-1.800 metri e buona parte dell’Appennino saranno le più esposte, con molti piccoli impianti già chiusi negli ultimi decenni. Gli inverni nevosi non spariranno, il clima non ha stravolto le date ufficiali, rende però gli inizi più precari e i costi più alti, e la strada che molti comprensori stanno prendendo passa per più neve tecnica, impianti più in alto e un’offerta che non vive più soltanto di sci. Credit- Climate change exacerbates snow-water-energy challenges for European ski tourism – Nature Climate Change
- Long-term snowfall trends and variability in the Alps – International Journal of Climatology (Royal Meteorological Society)
- Will we be able to ski in a +2°C world? – INRAE
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