C’è stato un tempo in cui, per sapere cosa era successo a Benevento, non serviva uno smartphone. Non c’erano notifiche, siti web da aggiornare compulsivamente, social network, dirette social o video da guardare sul telefono mentre si cenava. C’era la televisione locale. E c’erano i volti. Volti che entravano nelle case dei sanniti ogni sera, diventavano familiari, quasi di famiglia. Bastava accendere la tv e aspettare il telegiornale delle 20.30. A Telebenevento, per esempio, l’informazione aveva un sapore diverso: più artigianale, più diretto, inevitabilmente più umano. E tra quei volti ce n’era uno che, per anni, è stato il volto del Tg: Maria Luisa Mennitto. Per qualcuno semplicemente Maria Luisa, la signorina del telegiornale. Per altri, soprattutto per via di quella particolare postura dietro la scrivania, la “Lilli Gruber del Sannio”. Un soprannome nato quasi per caso, come tante delle cose belle di quella tv di un tempo. «La scrivania era molto bassa – mi racconta oggi sorridendo – e io ero abituata a incrociare le gambe. Era semplicemente una posizione comoda». Nessuna imitazione studiata, dunque. Nessun tentativo di somigliare, ci mancherebbe, alla celebre giornalista. Ma ormai il soprannome era partito e nessuno lo avrebbe più fermato.
Aveva poco più di venticinque anni – lavorava come estetista al mattino e come ‘tuttofare’ la sera in un noto pub del centro – quando cominciò a diventare un volto conosciuto in città e in provincia. E oggi, a distanza di anni, racconta quella stagione con il sorriso di chi sa di aver vissuto qualcosa di bello ed emozionante che difficilmente tornerà.
La sua storia professionale nell’informazione locale nacque quasi per caso. Siamo tra il 1997 e il 1998 e lei è una giovane tifosa della Strega. Una delle poche donne, quel giorno, a partire per una trasferta a Catania. La voce arriva al giornalista Antonio Martone, che già in quegli anni seguiva da vicino il mondo della ‘pelota’ giallorossa. Una donna in mezzo a quel pullman di tifosi è una piccola notizia nella notizia. Maria Luisa viene contattata e invitata in trasmissione a Teleluna.
La tv entra così nella sua vita dalla porta del calcio. Prima le trasmissioni sportive, poi un programma musicale, “Dedicato a te”, nel quale i telespettatori potevano telefonare in diretta e dedicare una canzone a una persona cara. Un format semplice, quasi tenero, che oggi sembra appartenere a un’altra epoca.
E forse è proprio questo il bello. Perché allora la televisione locale non era soltanto televisione. Era una piazza. Ci si telefonava. Si salutava qualcuno da casa. Si dedicava una canzone. Si raccontava una partita. Si aspettava il servizio sulla Strega.
Poi arrivò TeleBenevento ed ecco il Tg. Una chiamata che Maria Luisa accetterà volentieri anche perché, a metà degli Anni Novanta, condurre il telegiornale di una tv locale significava davvero entrare nelle case dei concittadini. La televisione aveva un peso enorme nella vita quotidiana e TBN era una presenza importante sul territorio sannita.
«Mi fermavano per strada e mi dicevano: ma tu sei quella che legge il telegiornale di TeleBenevento?». Una volta, racconta ridendo, un signore bussò addirittura al finestrino della sua auto. Lei pensò che avesse qualcosa da rimproverarle. Forse aveva parcheggiato male. Invece le chiese, in dialetto beneventano, se fosse «la signorina del Benevento». E poi arrivò la sentenza: “Siete più bella dal vivo che in televisione, secondo me la luce degli studi non è buona”. Una frase impossibile da dimenticare.
Erano gli anni in cui TBN era al quarto piano di un palazzo in via Martiri d’Ungheria, con una redazione molto affiatata e competente. C’erano la caporedattrice Elvira Franzese e un giovane cronista, Luca Romano, c’era il regista Sergio Canna, c’erano le telecamere di Attilio Schipani, al quale sarebbe poi subentrato Mario Penta.
Il Tg andava in diretta. E andare in diretta, allora, significava davvero andare in diretta. Niente possibilità di cancellare una frase sbagliata, rifare un servizio, correggere un’inquadratura con un clic. Se sbagliavi, restava tutto lì, davanti ai telespettatori.
Maria Luisa lo sapeva bene. Una sera, al termine del telegiornale, avrebbe dovuto pronunciare il consueto saluto: «Il nostro telegiornale termina qui, grazie per la cortese attenzione e buona serata». Invece, per un curioso ‘black out’ personale, si ritrovò a dire: “Buonasera, benvenuti al TBN Notizie…”. «Volevo sprofondare», ammette. Oggi ci ride sopra. Allora, probabilmente, avrebbe voluto nascondersi dietro la telecamera. Ma sono proprio questi gli episodi che rimangono. Più delle scalette, più dei titoli, più delle notizie.
Come quella sera in cui arrivò in redazione e trovò sulla propria scrivania un fascio di fiori e un paio di orecchini d’oro. C’era anche un biglietto, ma nessun nome. Il regalo arrivava da Avellino. Lei non seppe mai chi fosse il misterioso ammiratore. Con Sergio Canna, però, una risata se la fecero. Anche perché conoscevano bene la storica rivalità tra sanniti e lupi.
E poi c’era il Benevento. La Strega degli anni di Rumignani, Delli Santi, Santin, D’Agostino, delle battaglie in C2 e in C1, delle salvezze, dei playoff, di capitan Mariani e Sossio Aruta, dei presidenti Pedicini e Spatola. Un Benevento lontano forse dai grandi palcoscenici che sarebbero arrivati dopo con la famiglia Vigorito, ma forse proprio per questo ancora più romantico.
Erano gli anni in cui una promozione in C poteva essere festeggiata per mesi. Maria Luisa era dentro quella passione. Prima come tifosa, poi come conduttrice e cronista. E tra i ricordi più belli c’è quello della storica promozione in C1. Dopo la vittoria nei playoff, al Santa Colomba, Franco Dellisanti la riconobbe in mezzo alla festa. La abbracciò e le disse semplicemente: “Ce l’abbiamo fatta”. Una frase di poche parole, ma rimasta impressa nella memoria. Perché il calcio di allora era anche questo: un allenatore tra la gente, una giornalista tifosa, uno stadio strapieno e una città che per qualche ora sembravano essere una cosa sola.
E c’è un altro episodio che racconta perfettamente ancora quella stagione indimenticabile conclusa con la promozione: 13 giugno 1999, finale playoff di C2, Messina-Benevento, stadio del Mare di Lecce. Il Benevento vince 2-1 ai supplementari. Maria Luisa è sugli spalti, tra i tifosi, collegata telefonicamente con Gigi La Monaca di Radio Città. Lui racconta la partita e ogni tanto si collega con lei per raccogliere gli umori del popolo giallorosso. Poi arriva il gol di Rosario Compagno. Esplode il settore beneventano. Maria Luisa sta raccontando al telefono la festa, quando un tifoso, travolto dalla felicità, la prende in braccio. Risultato? Il cellulare vola via. Finisce da qualche parte nella bolgia giallorossa e non verrà mai più ritrovato. Una perdita, certo. Ma anche un ricordo di una passione viscerale per i colori giallorossi.
Forse è proprio questo che oggi fa sorridere e, allo stesso tempo, un po’ commuove. Quella televisione aveva meno mezzi, ma aveva una relazione fortissima con il pubblico.
TBN era nata nel 1978, aveva attraversato gli anni Ottanta e Novanta, portandosi dietro una vocazione profondamente territoriale. In palinsesto c’erano informazione, sport, musica, cultura, programmi storici come “Il salottino di Nicola Russo” e “Non solo calcio” con Franco Sannini. Era una televisione fatta da persone che conoscevano le persone. E il telespettatore non era ancora un numero dentro una statistica o un algoritmo: era quello che telefonava in studio, che incontravi al bar, che ti fermava per strada.
Poi, come succede spesso nella vita, le strade cambiano. La televisione locale cambia. Cambia l’informazione. Arriva internet, arrivano i siti web, i social, le notizie in tempo reale. Cambia il modo di raccontare il territorio e cambia anche la vita di Maria Luisa. Oggi è lontana dal mondo dell’informazione. Lavora in un ufficio che si occupa di statistiche e indagini di mercato. E c’è una nuova protagonista nella sua vita: sua figlia Maria Michela, 13 anni, che ha ereditato dalla mamma non la passione per le telecamere, ma un talento artistico che sembra promettere molto. Ha una bellissima voce, una naturale inclinazione musicale e davanti a sé, chissà, potrebbe avere un futuro nel mondo dello spettacolo.
La mamma, intanto, la segue passo dopo passo e osserva. Con quella stessa attenzione con cui un tempo osservava una scaletta prima di entrare in diretta. Anche il rapporto con il Benevento è cambiato. Maria Luisa non segue più la Strega con l’intensità di allora. Ma certe passioni non hanno davvero bisogno di essere alimentate ogni domenica per restare dentro. Sono come vecchie fotografie. Basta ritrovarle per ricordarsi tutto.
Maria Luisa è ancora a Benevento. Ci vive, la conosce, la critica. La ama. E quando le chiedo come vede il futuro della città, non nasconde una certa preoccupazione. È soprattutto il futuro dei giovani come sua figlia a farle paura. La sensazione che Benevento possa diventare sempre più difficile da vivere e che le già poche opportunità possano diminuire drasticamente. Ma alla fine resta la speranza. E resta l’amore per una città che, nonostante tutto, continua a essere casa. «Sperando che non muoia la speranza – mi dice salutandomi –, ma soprattutto che non muoia Benevento». Forse è la frase che chiude meglio anche la nostra chiacchierata.
Parlare di Maria Luisa e di TeleBenevento significa raccontare un pezzo di memoria collettiva che racchiude un mondo che non c’è più: dentro ci sono una telecamera, una scrivania, una redazione rumorosa, un telefono che squilla, una cassetta da montare e una ragazza di venticinque anni che sorride prima della diretta. Fuori, intanto, c’è lo Sporting. Corso Garibaldi è ancora aperto alle auto, lo stadio si chiama ‘Santa Colomba’, il sindaco è Pasquale Viespoli. E c’è una città viva che sogna e crede in un futuro speciale.
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