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Economia

Idrogeno verde, nasce in Lombardia la prima Hydrogen Valley dall’ex cartiera di Cairate

In un’area dismessa nasce la prima Hydrogen Valley della Lombardia. È il progetto di H2Olona Hydrogen Valley, che a distanza di un anno dall’avvio dei lavori può inaugurare il sito produttivo. Si parla di un nuovo polo dedicato alla produzione di energia rinnovabile, all’idrogeno verde e all’innovazione tecnologica. H2Olona Hydrogen Valley ha investito 23 milioni di euro per l’intervento di recupero della cartiera Vita Mayer-Vima di Cairate e Lonate Ceppino. Al centro c’è proprio l’impianto per la produzione di idrogeno verde, che sarà alimentato da energia rinnovabile.

Una nuova realtà per l’idrogeno verde in Lombardia

Una vasta area industriale rimasta in stato di abbandono e degrado per decenni trova nuova vita. A un anno dall’avvio dei cantieri, è stata inaugurata ufficialmente la H2Olona Hydrogen Valley, la prima infrastruttura della Lombardia dedicata alla produzione di idrogeno verde aperta al libero mercato. L’opera è stata realizzata nei comuni di Cairate e Lonate Ceppino, nell’area dismessa che per gran parte del Novecento ha ospitato la storica cartiera Vita Mayer-Vima. L’intervento di recupero e riconversione, guidato dalla società specializzata Expand, si sviluppa all’interno di un perimetro di oltre 550 mila metri quadrati, rappresentando uno dei più imponenti progetti italiani di rigenerazione industriale integrata a basso impatto ambientale.

Un investimento da 23 milioni con i fondi del Pnrr

Il valore complessivo dell’operazione ammonta a 23 milioni di euro. Di questi, 11,5 milioni provengono dai finanziamenti messi a disposizione dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica attraverso i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), le cui scadenze operative sono state rispettate nella fase di esecuzione. Il progetto si inserisce nel quadro delle direttive dell’Unione Europea per la decarbonizzazione dei settori produttivi ad alto consumo energetico (hard-to-abate) e il recupero dei siti contaminati o dismessi (brownfield), evitando l’ulteriore consumo di suolo agricolo o naturale.

I numeri dell’impianto e la produzione fino al 2030

Come leggiamo dalle note ufficiali, il nuovo polo energetico alimenta con le fonti rinnovabili i “sistemi di conversione molecolare”. La struttura comprende:
  • un impianto fotovoltaico dedicato da 4,5 Megawatt (MW);
  • un elettrolizzatore da 2 MW per il processo di scissione dell’acqua in idrogeno e ossigeno senza emissioni di anidride carbonica.
I piani di sviluppo industriale prevedono nella prima fase di esercizio circa 107 tonnellate di idrogeno verde all’anno, ma la prospettiva è di un incremento progressivo dei volumi:
  • entro il 2028 la capacità produttiva è stimata a 220 tonnellate annue;
  • entro il 2030 la capacità produttiva è stimata a 500 tonnellate annue.

A cosa serve l’impianto?

Oltre le caratteristiche tecniche, a cosa serve un impianto simile? L’obiettivo è creare un hub di rifornimento e stoccaggio per l’idrogeno verde, capace di servire sia i distretti manifatturieri della zona (dall’alta impronta carbonica), sia il trasporto sostenibile locale. “La sfida di H2Olona Hydrogen Valley è stata coraggiosa dal punto di vista imprenditoriale”, ha dichiarato Maurizio Ragusa, CEO di Expand. E ancora: Spinta da ferma determinazione e concretezza, e complice l’impegno illuminato delle istituzioni, è riuscita a dimostrare nei fatti come sia possibile recuperare e riconvertire un’area industriale dismessa, trasformandola in un nuovo nodo strategico al servizio della transizione energetica.
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