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Tecnologia

Asos conferma il data breach, ma ci sono ancora diversi punti da chiarire

Nuovo giorno, nuovo data breach: questa volta tocca ad Asos, un web store di abbigliamento nato in Regno Unito ma che opera anche in Italia. Come accade sempre più spesso in queste circostanze, la parte vulnerabile del sistema non è stata la piattaforma stessa, ma quella di un partner terzo, nello specifico quello che si occupa di gestire le comunicazioni con gli utenti. La violazione in questo caso è stata particolarmente beffarda perché gli hacker non solo hanno rubato i dati, ma come vi raccontavamo qualche giorno fa hanno anche usato il sistema di notifiche dell’app ufficiale per annunciare l’attacco - e chiedere l’inevitabile riscatto. Nella nota ufficiale che denuncia la violazione, Asos dice che le categorie di dati rubati sono quelle meno “pericolose”, per così dire (nel senso: ormai ci sono stati talmente tanti data breach che a questo punto è quasi lecito dare per scontato che almeno parte di queste informazioni sia di pubblico dominio per un po’ chiunque): nomi, indirizzi di casa, numeri di telefono, indirizzi email ed eventuali annotazioni associate ai profili degli utenti, come le ricerche effettuate sul sito. Password, metodi di pagamento e altre informazioni più sensibili non sono state violate.Il partner di terze parti colpito è una vecchia conoscenza per questo tipo di incidenti: Snowflake, che nel 2024 fu al centro di un colossale attacco condotto dal gruppo di hacker noto come ShinyHunters. In quel caso furono colpiti i database di almeno 160 aziende, tra cui Live Nation / Ticketmaster e la banca Santander. In questo caso l’attacco è stato condotto da Xuanye Group, che non ha ancora precisato quanti clienti di Asos siano stati coinvolti. La piattaforma dichiara 17 milioni di utenti, un bacino potenzialmente piuttosto grosso.


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