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Cinema e Tv

Daniele Silvestri porta la sua musica rivoluzionaria in concerto a I Suoni delle Dolomiti

Il mistero atavico delle montagne e la fascinazione del suono si sono ritrovati, in un sabato mattina di inizio ottobre ancora in odore di estate, a Pian de Jiadoes, in Val di Fassa, per l’ultimo appuntamento della 31ma edizione de I Suoni delle Dolomiti. Un doppio lieto si è dato appuntamento su un prato in dolce declivio a oltre duemila metri di quota, quello della rassegna e Daniele Silvestri che ha chiuso sulle Dolomiti Trentine il suo tour. Il cantautore romano ha suonato davanti ad alcune migliaia di persone, a occhio direi tra le quattro e le cinquemila, per oltre un’ora, improvvisando, raccontando, scherzano, invitando a lottare contro le guerre, contro i muri anti-migranti che vengono eretti quotidianamente, contro un politica distante dal cittadino e dal senso civico, e lo ha fatto con le sue canzoni e con una citazione del cantautore Paolo Pietrangeli (a proposito il prossimo 22 novembre saranno cinque anni che ci ha lasciato e gli auguro ora di cantare in un mondo più giusto): “Voi gente per bene che pace cercate, la pace per fare quello che voi volete, ma se questo è il prezzo vogliamo la guerra, vogliamo vedervi finir sottoterra, ma se questo è il prezzo lo abbiamo pagato nessuno più al mondo dev'essere sfruttato”. L’attenzione con la quale la gente ha condiviso il concerto di Daniele Silvestri è parsa surreale: tutti compostamente seduti sul prato (lasciato pulito come è stato trovato…e non è scontato), attenti, un uso dei cellulari per riprendere il live minimo, risibile, si è data priorità alla sensorialità, la memoria custodirà il ricordo, la tradizione orale lo tramanderà, poche tracce resteranno nel telefonino. Sul prato tantissimi bambini, mamme, papà e zii che hanno portato in bracco e in spalla le loro creature su un dislivello, che si è sentito soprattutto al ritorno che il sentiero era in salita, di circa 400 metri per un’ora di cammino. Si chiamano amore e fatica queste azioni sentimentali. Un ultimo appunto di viaggio: terminato il concerto Daniele Silvestri si è concesso qualche minuto di pausa e poi è andato a salutare il suo pubblico: un sorriso, una stretta di mano, un selfie, un autografo su un cd o un vinile. Bravissimo e rispettoso. Imparino i suoi colleghi, soprattutto quelli più giovani, che ancora la band è sul palco e loro sono già in fuga in auto inconsapevoli che tra qualche anno molti di loro, vittime del loro ego, varcheranno la soglia di quel territorio che si chiama oblio.
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