Accusare le nuove generazioni di apatia, superficialità o dipendenza dalla tecnologia è diventato spesso un esercizio quotidiano per il mondo adulto. Eppure, dietro il rifugio continuo nello schermo di uno smartphone o la difficoltà di trovare spazi di socializzazione, si nasconde una realtà ben diversa, troppo spesso ignorata da chi dovrebbe guidare o educare. A scardinare questo narrazione è il docente Luigi Sofia, che attraverso una riflessione condivisa sui propri canali social sceglie di mettersi in ascolto delle sue studentesse e dei suoi studenti. L'insegnante mette a nudo le contraddizioni di una società che chiede ai ragazzi di "vivere la città" ma risponde con continui divieti, che pretende di farli uscire dai social ma ha progressivamente distrutto i luoghi di aggregazione gratuiti e sicuri. Ne emerge un ritratto che capovolge le responsabilità e ci costringe ad ammettere una dolorosa verità: il problema non sono i giovani che non hanno nulla da dire, ma forse gli adulti che hanno smesso di ascoltarli.
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