I temporali estivi più frequenti e violenti restano al Nord Italia e nelle zone interne, ma celle isolate e grandinate colpiscono ormai anche il resto della penisola e le Isole, spesso dopo ondate di calore prolungate: lo si è visto bene, tra l’altro, nelle tempeste elettriche della Val Padana di fine estate. Ora i temporali dilagano nel resto d’Italia. La domanda è cosa succede ogni volta che un volo finisce temporale.
Cosa succede se un aereo entra in un temporale
Un temporale maturo non è semplicemente pioggia forte. È una macchina convettiva, con correnti verticali che possono superare i 40 metri al secondo, grandine, fulmini, ghiaccio, wind shear e, vicino al suolo, microburst. Capirne la meccanica aiuta a togliere di mezzo la paura irrazionale, senza però sminuire un rischio che resta concreto.
Turbolenza. Le correnti ascendenti e discendenti possono far variare quota e assetto in pochi secondi, a volte con un effetto altalena piuttosto brutale. L’aereo di linea è certificato per reggere carichi ben superiori a quelli di una turbolenza severa: di norma non si spezza. Il rischio reale riguarda passeggeri e personale di cabina non allacciati, come si è visto in diversi episodi di turbolenza improvvisa con atterraggio precauzionale.
Grandine. È, insieme alla turbolenza, il pericolo strutturale più concreto. Chicchi oltre circa 1,3 centimetri possono ammaccare in pochi secondi bordi d’attacco, radome (il «naso» che protegge il radar), parabrezza e pale dei motori. E può accadere anche fuori dalla nube, sotto l’incudine, a diversi chilometri dal nucleo temporalesco: non serve essere dentro la cella per farne le spese.
Fulmini. Un jet commerciale è progettato come una gabbia di Faraday: la corrente scorre sulla pelle esterna ed esce, senza attraversare la cabina. Restano, semmai, segni di bruciatura, possibili danni ad antenne o avionica, effetti rarissimi sul carburante con i sistemi moderni. Chi vola pensando che un fulmine possa far cadere l’aereo si sbaglia di grosso.
Ghiaccio, pioggia torrenziale, wind shear e microburst. Sono i più critici in decollo e atterraggio: un microburst può togliere portanza in pochi secondi a bassa quota, proprio dove non c’è margine per recuperare.
La regola operativa, uguale in tutto il mondo, è semplice da enunciare e severa da rispettare: non si attraversa un temporale per scelta. Se capita di finirci dentro per errore – può succedere, la cella cresce in fretta e il radar non vede tutto, come racconta anche questo approfondimento ...
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