Quando si parla di incrociare e analizzare tanti dati, l’intelligenza artificiale si rivela vincente, e ci sono dei settori in cui potrebbe davvero fare la differenza. Uno di questi riguarda la legge, e molto spesso negli studi legali non serve scrivere un contratto convincente, ma piuttosto è importante trovare la fonte giusta e, soprattutto, non sbagliare quando una risposta può influenzare una causa, una trattativa o l’interpretazione di una norma.
Anche se molti hanno la sensazione di poter chiedere all'AI qualunque cosa, in realtà non sempre i modelli generalisti possono offrire la precisione necessaria, e soprattutto quando gli argomenti sono delicati o particolarmente complessi. Per questo motivo si guarda sempre più spesso a sistemi costruiti intorno a conoscenze professionali verificabili. Lo abbiamo visto in ambito medico, ma ora sta avvenendo anche in ambito legale. Astra for Law nasce con questa logica, perché OpenAI ha preso GPT-6 Astra e lo ha affiancato a un indice dedicato alla ricerca giuridica statunitense, aggiornato quotidianamente, che comprende giurisprudenza, leggi, regolamenti, regole processuali e decisioni amministrative.L’indice supera 230 milioni di URL e ci sono differenza sostanziali rispetto a un normale chatbot Il modello in questione non deve affidarsi soltanto alle proprie conoscenze o scandagliare genericamente il Web, ma può cercare direttamente dentro un archivio costruito per il diritto, recuperando sentenze e passaggi pertinenti prima di elaborare la risposta. I primi test fanno capire perché questa specializzazione conta, ad esempio nel Legal Research Bench di Vals AI, Astra for Law ha superato il controllo complessivo di correttezza nel 54% delle 200 domande, contro il 38,7% ottenuto da GPT-6 Astra con ricerca web classica, quella a cui potremmo affidarci anche adesso.
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