• VENERDÌ 18 SETTEMBRE 2026 - S. Irene vergine
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Il trasporto aereo non rallenta: 2026 anno record

L’Europa registra il massimo storico dei voli. A luglio oltre 1,13 milioni di collegamenti e un nuovo picco di 37.659 voli in un solo giorno. Nel mondo si viaggia verso 5,1 miliardi di passeggeri nel 2026 e i grandi costruttori prevedono un raddoppio del traffico nei prossimi vent’anni. La domanda è se innovazione ed efficienza riusciranno a correre abbastanza velocemente da compensare una crescita che, finora, ha superato ogni crisi. C’è un numero che racconta meglio di molti altri cosa sta succedendo nei cieli sopra le nostre teste: 37.659, ovvero i voli gestiti nello spazio aereo europeo venerdì 24 luglio 2026, il livello più alto mai registrato da EUROCONTROL, l’organizzazione che coordina il traffico aereo europeo. Si è trattato del punto più alto di un mese eccezionale, l’intero mese di luglio ha superato 1,13 milioni di voli, con una media di 36.409 collegamenti al giorno, il 2,9% in più rispetto allo stesso mese del 2025. Il record del 24 luglio rappresenta la punta dell’iceberg, durante l’estate 2026, tra giugno e agosto, EUROCONTROL ha contato in media 35.959 voli al giorno, il 2,4% in più rispetto all’estate precedente. Nell’arco dei tre mesi sono stati stabiliti 66 diversi record assoluti di traffico giornaliero, considerando compagnie, aeroporti, centri di controllo e singoli Stati. Il giorno precedente al record europeo, il 23 luglio, Flightradar24 aveva seguito 153.359 voli commerciali in ventiquattr’ore in tutto il mondo, anche in questo caso il numero più alto mai registrato dalla piattaforma. Solo pochi anni fa il trasporto aereo attraversava la crisi più grave della sua storia. Durante la pandemia migliaia di aeromobili rimasero a terra e molti si chiedevano se il Covid avrebbe cambiato definitivamente il nostro modo di viaggiare. Il settore ha invece recuperato rapidamente. Nel 2025 l’Europa aveva già raggiunto i livelli di traffico del 2019: 11,05 milioni di voli, con una media di 30.263 al giorno. Nel 2026 quella soglia è stata nuovamente superata. Ancora più significativo è ciò che accade su scala mondiale. La IATA, l’associazione internazionale che rappresenta oltre 370 compagnie aeree, prevede per il 2026 circa 5,1 miliardi di passeggeri, il 2,4% in più rispetto al 2025. Gli aerei dovrebbero volare con un coefficiente medio di riempimento dell’84%, vicino ai massimi storici. È importante però distinguere i record giornalieri da una crescita uniforme e ininterrotta. A luglio 2026, per esempio, il traffico passeggeri mondiale misurato in passeggeri-chilometro è aumentato soltanto dello 0,2% rispetto all’anno precedente, frenato soprattutto dalle tensioni geopolitiche e dalla contrazione del traffico in Medio Oriente. Escludendo quell’area, la crescita sarebbe stata dell’1,2%. Il dato più sorprendente, quindi, riguarda la capacità di assorbire gli shock e ricominciare a crescere. Negli ultimi venticinque anni il settore ha attraversato l’11 settembre, la SARS, la crisi finanziaria del 2008, ripetuti shock petroliferi, il Covid, la guerra in Ucraina e nuove crisi in Medio Oriente. Eppure il traffico passeggeri mondiale, ricorda Boeing, è sostanzialmente triplicato nel primo quarto di secolo. Se le previsioni dell’industria sono corrette, quello che stiamo osservando oggi potrebbe essere soltanto l’inizio. Airbus stima che il traffico passeggeri crescerà mediamente del 3,9% ogni anno fino al 2045. Significa più che raddoppiare il volume attuale e arrivare, tra meno di vent’anni, a circa 10 miliardi di passeggeri l’anno. Boeing arriva a una conclusione molto simile, prevede una crescita media del traffico nell’ordine del 4% annuo e un suo sostanziale raddoppio entro il 2045. Per trasportare tutte queste persone serviranno molti più aerei. Airbus stima che la flotta mondiale di aeromobili passeggeri passerà dai 23.310 velivoli di fine 2025 a 45.550 nel 2045. Nei prossimi vent’anni saranno necessari circa 42.060 nuovi aerei, dei quali quasi 20.000 serviranno a sostituire quelli più vecchi e gli altri ad aumentare la capacità complessiva. Boeing, utilizzando un perimetro più ampio che comprende anche gli aerei cargo, prevede invece una flotta commerciale mondiale superiore ai 50.000 velivoli entro il 2045, contro circa 28.000 oggi, e quasi 44.000 nuove consegne nell’arco del ventennio. Nel prossimo ventennio quindi il mondo volerà molto più di oggi. A spingere questa crescita saranno soprattutto Asia, India, Cina e le economie emergenti del Sud-est asiatico, l’aumento della classe media mondiale, l’urbanizzazione e la moltiplicazione dei collegamenti diretti tra città che oggi dispongono di poche rotte intercontinentali. Airbus stima che entro il 2045 la popolazione appartenente alla classe media crescerà di altri 1,4 miliardi di persone. Ed è proprio quella fascia della popolazione ad avere la maggiore probabilità di diventare cliente del trasporto aereo. E qui si apre la vera contraddizione; l’aviazione è diventata enormemente più efficiente rispetto al passato. I nuovi aeromobili consumano meno carburante per passeggero, trasportano più persone e hanno coefficienti di riempimento sempre più elevati. Quasi metà dei nuovi aerei previsti da Airbus nei prossimi vent’anni servirà proprio a sostituire velivoli di generazioni precedenti con modelli più efficienti, ma una riduzione delle emissioni per singolo passeggero può convivere con un aumento delle emissioni complessive quando il numero dei passeggeri continua a crescere. Ed è qui che i numeri del traffico si scontrano con quelli climatici. Secondo l’Agenzia europea per la sicurezza aerea, nel 2023 l’aviazione rappresentava circa il 2,5% delle emissioni mondiali di CO?. Se si considerano anche gli effetti climatici non direttamente legati alla CO? (ossidi di azoto, vapore acqueo e soprattutto le scie di condensazione) l’impatto è superiore. Uno degli studi scientifici di riferimento stima intorno al 3,5% il contributo dell’aviazione al riscaldamento provocato dalle attività umane. È una quota significativa delle emissioni mondiali e il settore resta tra quelli più difficili da decarbonizzare. Un’automobile può essere sostituita da un veicolo elettrico. Un treno può viaggiare utilizzando energia prodotta da fonti rinnovabili. Far volare per dieci o dodici ore un aeromobile con centinaia di persone a bordo richiede invece una densità energetica che, almeno oggi, rende estremamente difficile rinunciare ai combustibili liquidi. L’Europa ha scelto di affrontare il problema soprattutto attraverso i SAF, i carburanti sostenibili per l’aviazione. Proprio il 17 settembre la Commissione europea ha diffuso i dati relativi al primo anno di applicazione delle nuove regole: nel 2025 negli aeroporti dell’Unione sono state fornite 39,3 milioni di tonnellate di carburante per l’aviazione, delle quali 1,1 milioni di tonnellate di SAF, pari al 2,8%. È un risultato superiore all’obbligo europeo del 2% previsto per il 2025 e quasi sei volte il volume utilizzato nel 2024, ma dà anche la misura della sfida. Significa che, nonostante il rapido aumento, oltre il 97% del carburante utilizzato negli aeroporti europei è ancora costituito da combustibile convenzionale. L’obiettivo europeo è portare la quota di SAF al 6% nel 2030 e progressivamente fino al 70% nel 2050. La transizione, quindi, è iniziata, mentre cresce anche ciò che deve essere decarbonizzato. C’è infine una ragione per cui probabilmente sarà estremamente difficile rallentare questa crescita. L’aereo è ormai un mezzo accessibile a una parte molto ampia della popolazione. Le compagnie low cost hanno trasformato il viaggio internazionale in un prodotto di massa. Famiglie che vivono in Paesi differenti possono incontrarsi con frequenza impensabile cinquant’anni fa. Milioni di lavoratori, studenti e turisti attraversano continuamente continenti. Intere economie dipendono dai flussi turistici internazionali. Secondo Airbus, il 58% dei turisti internazionali viaggia oggi in aereo. È probabilmente questo il dato sociale che si nasconde dietro tutti gli altri. Non stiamo semplicemente costruendo più aeroplani: abbiamo costruito un mondo nel quale poter raggiungere in poche ore quasi ogni punto del pianeta viene ormai percepito come normale. Per questo il grande interrogativo dei prossimi vent’anni potrebbe riguardare la possibilità di rendere sostenibile un sistema che tutto indica essere destinato a volare sempre di più. L'articolo Il trasporto aereo non rallenta: 2026 anno record proviene da Il Blog di Beppe Grillo.
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