I recenti casi di deepfake che hanno coinvolto anche figure istituzionali hanno riportato al centro un problema che diventa più serio man mano che migliorano i modelli di AI generativa. Non si tratta più soltanto di capire se una fotografia sia stata ritoccata o se un video presenti qualche anomalia evidente. Immagini, voci e filmati sintetici stanno diventando sufficientemente credibili da mettere in difficoltà anche chi è abituato a osservarli con attenzione.
Se qualsiasi contenuto digitale può essere manipolato, diventa sempre più difficile stabilire che cosa sia autentico. Ne abbiamo parlato con Fabio Ugolini, CEO & Founder di TrueScreen, società italiana che lavora sulla cosiddetta Data Authenticity, ovvero sulla possibilità di certificare origine, integrità e provenienza di foto, video, documenti e altri dati digitali.
Secondo Ugolini, rispetto a pochi anni fa è cambiata soprattutto l'accessibilità degli strumenti. Una voce può essere clonata partendo da pochi secondi di registrazione, un volto sostituito all'interno di un video e una fotografia completamente artificiale può sembrare uno scatto reale.
"La differenza rispetto a qualche anno fa non è tanto nella tecnica, è nell'accessibilità. Strumenti che richiedevano competenze avanzate oggi si trovano in un'app gratuita, con risultati pronti in pochi minuti. Nel 2022, quando abbiamo fondato TrueScreen, l'intuizione era esattamente questa: nel giro di pochi anni non ci saremmo più potuti fidare di quello che vediamo. Ecco, ci siamo arrivati".
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