La crisi energetica continua a pesare sulle tasche dei cittadini e si appresta ad avere le prime conseguenze tangibili anche nel settore del trasporto aereo. Finora il settore era rimasto al riparo, nonostante l'allarme lanciato più volte dai vettori per la carenza di carburante, tuttavia i consistenti aumenti dei prezzi stanno ora costringendo le compagnie a tagliare i voli programmati per la stagione invernale.
Ryanair è la prima a dare l'annuncio: con il carburante a 140 dollari al barile, spiega l'azienda irlandese, si rende necessaria la riduzione del volume di passeggeri, che nell'anno fiscale 2027 (aprile 2026-marzo 2027) scenderà da 216 a 214 milioni. A questo si somma il previsto incremento delle tariffe aeree a corto raggio, che in Europa "aumenteranno in modo significativo per riflettere i prezzi più elevati del petrolio". E alcuni concorrenti - prosegue - "faticheranno a sopravvivere alla prossima stagione invernale".Tutto questo nonostante Ryanair abbia chiuso il mese di agosto con il record di 22,2 milioni di passeggeri trasportati, il 6% in più rispetto all'anno scorso. La low cost ha coperto tramite hedging l'80% del proprio fabbisogno di jet fuel a 67 dollari al barile, il restante 20% tuttavia rimane esposto alla forte volatilità del mercato.
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