Difendersi da un drone che costa poche centinaia di euro con un mezzo altrettanto economico è la scelta più furba che si potrà fare in futuro, e quanto stiamo per raccontarvi rema proprio in questa direzione.
Ormai, con gli FPV che sono diventati capaci di attaccare contemporaneamente da direzioni diverse, anche disturbare le comunicazioni radio non basta più, e abbiamo visto come alcuni utilizzino fibre ottiche oppure sistemi di navigazione autonomi. Proprio qui si inserisce Spike, un sistema pensato per creare una sorta di piccola difesa aerea distribuita. A svilupparlo è Mara, startup di San Francisco che ha raccolto circa 6 milioni di euro in un round pre-seed guidato da Khosla Ventures per portare la tecnologia dai test alle prime implementazioni operative. I
Tutto funziona in modo abbastanza banale e si basa su Spotter, ovvero la parte che osserva l'ambiente. Questa combina telecamere, sensori acustici e, opzionalmente, un radar per individuare e seguire i droni. I dati vengono elaborati dal sistema per stimarne posizione e traiettoria. Successivamente entra in gioco Seeker, che si presenta come un intercettore autonomo lanciato da un tubo, il quale pesa appena 250 grammi e raggiunge circa 200 km/h.
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