Portare l’intelligenza artificiale generativa dentro un’organizzazione militare pone una serie di problemi molto diversi dal banale uso di un chatbot in ufficio. Pensiamo solamente a documenti, richieste e informazioni inserite nel sistema non possono finire nei normali circuiti utilizzati dai servizi consumer. Ciò non è accettabile se si parla di info classificate, ecco perché l’adozione dell’AI nella difesa è un discorso a parte.
Dopo le questioni con Anthropic, peraltro lungi dall'essere concluse, il Pentagono ha ora aggiunto versioni dedicate di ChatGPT e Grok a GenAI.mil, il portale centralizzato attraverso cui circa 3 milioni di militari e dipendenti civili possono accedere a modelli commerciali in un ambiente controllato. La piattaforma disponeva già di Gemini e avrebbe raggiunto oltre 1,7 milioni di utenti unici.
Ma cosa cambia rispetto ad aprire normalmente ChatGPT dal browser? La cosa più importante è la gestione delle informazioni, visto che GenAI.mil permette di utilizzare modelli avanzati evitando che i dati governativi transitino attraverso i normali canali consumer, e li sottrae ai meccanismi di raccolta dati tipici dei servizi pubblici.
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