La nuova gamma di smartphone Google Pixel 11 è molto, molto simile alla generazione precedente, ma se non altro il colosso di Mountain View ha introdotto (almeno nei tre Pro) una caratteristica piuttosto unica, ovvero HiLight (precedentemente noto come Pixel Glow, per chi ha seguito tutti i leak e rumor), il LED RGB sul retro che fa da indicatore visivo per notifiche e interazioni con l’AI. Molto simpatico sulla carta, piuttosto deludente all’atto pratico, visto che le sue funzionalità si sono rivelate molto più limitate di quanto molti utenti si aspettassero.
Ufficialmente, HiLight reagisce soltanto alle chiamate in arrivo e per le interazioni con Gemini; gli utenti possono assegnare uno dei soli cinque colori disponibili ai contatti preferiti per le chiamate, mentre con Gemini il LED cambia costantemente colore per indicare che l’assistente ha ricevuto il comando vocale o sta elaborando una risposta; ed è finita qui. La buona notizia è che è già emerso un progetto indipendente punta a sbloccarne il vero potenziale. L’app si chiama HiLight Studio ed è stata realizzata da un singolo sviluppatore, al secolo Dhananjay Bhosale.HiLight Studio permette di associare notifiche luminose praticamente a qualsiasi applicazione installata sul dispositivo, e soprattutto specificare colori diversi per ogni app. In questo modo il LED può diventare un vero indicatore universale per messaggi, social network, email e altre notifiche provenienti da app di terze parti. È anche possibile specificare diversi effetti animati - modalità come Wave, Breathe, Rainbow, Pulse e Comet, che consentono di creare notifiche visivamente più riconoscibili e personalizzate. Ci sono anche opzioni più avanzate, come l’impostazione delle ore di “silenzio”. La vera domanda è: ma come diavolo è possibile che Google abbia scelto consapevolmente di non includere funzionalità simili per default?
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