OpenAI si prepara alla possibile quotazione in Borsa tra riorganizzazioni, cambi ai vertici e una serie di addii importanti. Secondo il Financial Times, dall'inizio dell'anno ci sarebbero state quasi sei riorganizzazioni, accompagnate dall'uscita o dal ridimensionamento del ruolo di diversi dirigenti. Una situazione che avrebbe iniziato a pesare anche sul clima interno.
L'ultimo addio è quello di Denise Dresser, chief revenue officer nominata appena lo scorso dicembre per seguire soprattutto la crescita nel mercato aziendale. Prima di lei hanno lasciato OpenAI anche Brad Lightcap, per anni COO della società, e Chloé Bakalar, responsabile dell'etica. Fidji Simo, considerata fino a poche settimane fa la numero due di Altman, ha invece lasciato il ruolo operativo dopo un periodo di congedo medico ed è rimasta come consulente.
A fine luglio OpenAI ha inoltre sciolto il team 'preparedness', incaricato di valutare i rischi più gravi legati ai modelli e studiare possibili contromisure. Le responsabilità sono state distribuite tra altri gruppi, separando aree come sicurezza informatica e rischi biologici. La società sostiene che questo permetterà di integrare più direttamente sicurezza e ricerca nello sviluppo dei modelli.
Dietro questa serie di cambiamenti ci sarebbe anche la volontà di snellire la struttura di OpenAI in vista della quotazione, tagliando quelle che Altman avrebbe definito internamente 'side quests' e concentrando maggiormente le risorse su ChatGPT e sulla sfida con Anthropic nel mercato aziendale. L'IPO, che inizialmente era attesa già nel corso del 2026, sarebbe ora più probabile nel 2027, con una valutazione che potrebbe arrivare fino a 1.000 miliardi di dollari.
I numeri continuano comunque a crescere. Secondo le fonti del FT, i ricavi annualizzati di OpenAI sarebbero passati dai 24 miliardi di dollari di fine 2025 a circa 40 miliardi, con una forte accelerazione dopo il lancio di GPT-5.6. Anthropic starebbe però crescendo ancora più velocemente, passando da 9 a 47 miliardi di dollari di ricavi annualizzati tra la fine dello scorso anno e maggio.
Il susseguirsi delle riorganizzazioni avrebbe lasciato parte del personale stanco e frustrato. OpenAI ha da poco completato anche un'offerta da quasi 7 miliardi di dollari per riacquistare azioni dai dipendenti, sulla base di una valutazione di 852 miliardi. Diversi lavoratori ne avrebbero approfittato per monetizzare le proprie partecipazioni, in alcuni casi incassando oltre 10 milioni di dollari, proprio mentre la società cerca di sistemare la struttura in vista della possibile IPO.
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