Il Consiglio costituzionale francese ha bocciato il divieto dei social per i minori di 15 anni, una delle misure su cui Emmanuel Macron aveva insistito di più. Secondo i giudici il testo si spinge troppo oltre e limita in maniera sproporzionata la libertà di espressione e di comunicazione dei ragazzi. Macron, però, non ha intenzione di lasciar cadere la questione e ha già chiesto di riscrivere la legge, puntando a un nuovo testo entro la prossima primavera.
A fine luglio alcuni deputati socialisti e di La France insoumise avevano contestato l'articolo 1 della legge, quello che fissava a 15 anni l'età minima per accedere ai social dal 1° settembre 2026. Per il Consiglio la protezione dei minori resta un obiettivo legittimo, ma la norma era stata scritta in modo troppo ampio. Avrebbe interessato TikTok, Instagram, Snapchat e X, ma anche alcune funzioni di YouTube, servizi di messaggistica e determinati videogiochi online.
Le deroghe previste per enciclopedie, piattaforme educative e servizi scientifici sono state considerate insufficienti, anche perché il blocco poteva raggiungere servizi per i quali non sono stati dimostrati rischi tali da giustificare una restrizione di questo tipo. Dubbi anche sulla verifica dell'età. Per applicare il divieto sarebbe stato necessario controllare anche gli utenti adulti, mentre la legge non definiva con sufficiente precisione né il funzionamento dei sistemi di verifica né le garanzie per la tutela dei dati personali.
Macron ha comunque deciso di andare avanti e il premier Sébastien Lecornu dovrà ora lavorare a una nuova versione della legge insieme alla Commissione europea. Il provvedimento era nato per ridurre l'esposizione dei più giovani ai problemi legati all'uso dei social, dal cyberbullismo ai disturbi del sonno fino alla dipendenza dalle piattaforme.
La Francia avrebbe seguito la strada dell'Australia, dove dalla fine del 2025 i social sono vietati agli under 16, anche se i primi studi hanno mostrato risultati poco netti e diversi ragazzi riescono ad aggirare i controlli con account registrati a nome di persone più grandi o tramite VPN.
A Bruxelles si discute intanto di un accesso graduale dei minori ai social, con i 13 anni indicati come possibile soglia minima. La pronuncia del Consiglio costituzionale riguarda soltanto l'articolo 1 della legge: resta quindi in vigore il divieto di utilizzare gli smartphone nei licei francesi, previsto dallo stesso provvedimento a partire dal 1° settembre.
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