Identità rubate, strumenti di intelligenza artificiale e complici negli Stati Uniti per superare i colloqui, farsi assumere e lavorare a distanza per aziende americane. Dietro alcuni dipendenti apparentemente regolari ci sarebbero in realtà operatori nordcoreani, impegnati in una vasta operazione organizzata per far arrivare denaro al regime di Kim Jong Un. È quanto emerge da un'inchiesta del Wall Street Journal, realizzata nell'arco di un anno attraverso interviste, dati trapelati, email, registrazioni dello schermo e filmati finora mai pubblicati. Il quotidiano è riuscito a ricostruire anche l'attività di un singolo gruppo che sarebbe riuscito a entrare in almeno otto aziende nel giro di pochi mesi.
COME FUNZIONA IL SISTEMA
Il meccanismo sfrutta uno dei cambiamenti più importanti avvenuti nel mercato del lavoro americano negli ultimi anni: la diffusione delle posizioni completamente remote. Gli operatori nordcoreani possono così candidarsi senza trovarsi fisicamente negli Stati Uniti, utilizzando identità false o appartenenti ad altre persone e cercando di apparire, durante l'intero processo di selezione, come normali lavoratori statunitensi.L'AI avrebbe reso l'operazione ancora più semplice. Gli strumenti basati su intelligenza artificiale possono essere utilizzati per preparare candidature, adattare curriculum e profili professionali, sostenere alcune fasi della selezione e ridurre le incongruenze linguistiche che potrebbero insospettire i recruiter. A questo si aggiunge l'intervento di collaboratori presenti fisicamente negli Stati Uniti, necessari in alcuni casi per rendere credibile l'identità del lavoratore e gestire gli aspetti che non possono essere risolti a distanza.
Una volta ottenuto il posto, gli operatori svolgono realmente il lavoro assegnato. Lo stipendio pagato dalle aziende americane viene però in parte trasferito verso la Corea del Nord, trasformando normali contratti di lavoro in una fonte di finanziamento per Pyongyang.
DAL COLLOQUIO ALLO STIPENDIO
Secondo il WSJ, il sistema ha permesso di convogliare milioni di dollari verso il regime nordcoreano. E il fenomeno sarebbe molto più ampio dei singoli casi ricostruiti nell'indagine: sarebbero migliaia gli operatori nordcoreani impegnati a ottenere impieghi da remoto all'interno di società statunitensi.Il problema per le aziende è che le normali verifiche effettuate durante un'assunzione possono non essere sufficienti. Un candidato può presentare documenti apparentemente validi, superare colloqui online e dimostrare di possedere effettivamente le competenze richieste. Il rischio emerge soltanto quando si riesce a collegare tra loro anomalie nell'identità, nell'accesso ai sistemi aziendali o nella gestione fisica dei computer forniti ai dipendenti.
L'inchiesta mostra così come il lavoro remoto sia diventato anche uno strumento utilizzabile per aggirare confini e controlli, mentre l'intelligenza artificiale rende più semplice costruire identità professionali credibili e mantenerle nel tempo. In alcuni casi, dietro il profilo di uno sviluppatore assunto regolarmente da una società americana può esserci una persona che lavora a migliaia di chilometri di distanza e il cui stipendio finisce, almeno in parte, nelle casse di uno dei regimi più isolati al mondo.
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