L'evoluzione dei droni negli ultimi anni è stata incredibile, perché sono passati dall'essere semplici strumenti per foto e video a piattaforme molto più sofisticate. Oggi esistono modelli capaci di creare mappe tridimensionali, ispezionare infrastrutture, supportare i soccorsi e perfino intervenire in agricoltura. Sono dei mezzi utilissimi al di là delle funzioni ludiche o fotografiche, alle quali molti li associano ancora principalmente. E poi ci sono gli utilizzi bellici, che poi sono quelli destinati a destare le maggiori preoccupazioni.
Non è la prima volta che accadono problemi tra realtà cinesi e USA, e ora si profila nuovamente uno scontro negli Stati Uniti, dove la distinzione tra tecnologia civile e potenziale impiego militare sta diventando sempre più sottile. È notizia recente, infatti, che la Federal Communications Commission (FCC) sta valutando un'estensione delle restrizioni già introdotte contro i droni di produzione straniera. Il problema è che questa volta potrebbero essere coinvolti anche modelli che avevano già ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie per essere venduti sul mercato americano. Di cosa stiamo parlando?Nel mirino ci sono velivoli dotati di funzionalità considerate particolarmente sensibili dal punto di vista della sicurezza nazionale. Tra queste spicca il LiDAR, una tecnologia che utilizza impulsi laser per misurare con estrema precisione le distanze e ricostruire l'ambiente in tre dimensioni. È lo stesso principio impiegato in molti sistemi di guida autonoma e nella mappatura professionale.
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