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Tecnologia

L'app del Vaticano ha esposto i dati di 700.000 fedeli: falla rimasta aperta per mesi

L'app del Vaticano ha esposto i dati di 700.000 fedeli: falla rimasta aperta per mesiNon bastano la fede e le preghiere a scongiurare attacchi hacker e furti di dati, come dimostra la vicenda di cui vi parliamo oggi. Il fatto è che le applicazioni raccolgono spesso informazioni considerate poco sensibili, anche quelle dedicate alla spiritualità, e anche un semplice nome associato a un indirizzo email può trasformarsi in un prezioso strumento per i criminali informatici. Pertanto, non stupisce che accadano fatti come quello riguardante l'app Click to Pray, quella ufficialmente collegata alla Rete Mondiale di Preghiera del Papa. A quanto pare per oltre sei mesi l'applicazione avrebbe lasciato accessibili i dati personali degli iscritti attraverso un'interfaccia di programmazione (API) priva di adeguati controlli. In pratica bastava conoscere o indovinare l'identificativo numerico di un utente per ottenere informazioni come nome, cognome, indirizzo email e data di nascita. Il problema non riguardava soltanto la facilità con cui era possibile consultare un singolo profilo, visto che gli identificativi degli utenti erano assegnati in ordine progressivo e il sistema non imponeva alcun limite alle richieste inviate ai server. In soldoni, questo significa che un software automatico avrebbe potuto raccogliere l'intero database effettuando una semplice richiesta per ogni account.


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