• SABATO 19 SETTEMBRE 2026 - S. Gennaro vescovo
Politica

Palazzo Mosti, così l’opposizione: ‘Antidemocratici sono i consiglieri di maggioranza’

E’ grave che i consiglieri di maggioranza tentino, con un documento fatto circolare dopo la seduta di consiglio, di dare un’interpretazione a loro uso e consumo dei momenti di tensione vissuti il 31 dicembre nell’aula di Palazzo Mosti. E’ grave per due motivi; il primo è che si tenta di far passare per “spirito di sacrificio” la convocazione di un consiglio nel giorno di San Silvestro, quando tutta la città sa che se si è arrivati a tanto, la responsabilità è di quella grossa fetta della maggioranza che pretende assessorati e presidenze e che già in tre occasioni si era rifiutata di approvare provvedimenti della giunta; il secondo motivo riguarda la “versione” dei fatti, laddove si imputa alla minoranza la colpa di atteggiamenti irriguardosi verso la giunta e gli organi di garanzia, evitando artatamente di citare il gravissimo episodio di broglio verificatosi nel corso di una votazione e avvenuto nella consapevolezza degli organi di garanzia definiti tali. Le bugie hanno le gambe corte e i cittadini potranno rendersi conto, guardando le registrazioni tv, cosa abbia scatenato le reazioni dell’opposizione e chi abbia tentato, con scarso decoro istituzionale e con sprezzo del ridicolo, di tacitare le proteste della minoranza cercando di chiudere una porta per impedire che giungessero in aula le voci di un sacrosanto dissenso. Le forze di minoranza hanno evitato, nelle scorse ore, di accentuare la gravità di quanto accaduto in aula, ritenendo inutile e superfluo procedere alla denuncia dell’ennesimo e ordinario episodio di vessazione. Il documento della maggioranza, purtroppo, costringe a narrare cosa sia realmente accaduto. Il tutto è nato da una reiterata richiesta dei consiglieri di minoranza, di invertire l’ordine dei lavori per consentire di discutere in prima istanza del riconoscimento dei debiti fuori bilancio (che riguardano moltissimi dipendenti del Comune), delle vicende di Asia e Amts e degli orari di apertura e chiusura degli esercizi commerciali. Le richieste di inversione sono state tutte respinte: legittimo chiederle e legittimo respingerle. Sicchè a un capogruppo di maggioranza (uno dei pochi presenti in aula) è venuta in mente l’idea di far approvare una sorta di mozione che confermasse l’ordine del giorno così come stilato dal presidente, cercando di centrare il duplice obiettivo di impedire ai consiglieri di minoranza di esercitare un loro diritto e di evitare figuracce alla maggioranza che aveva raggiunto nelle ore precedenti l’intesa per la sola approvazione delle ratifiche di variazione di bilancio. All’atto della votazione, la minoranza si è allontanata dall’aula, come è nel suo diritto, aspettando l’esito negli uffici contigui all’aula. Tra i banchi si è trattenuto il solo consigliere Mario Pasquariello che si è accorto di una strana manovra sfuggita all’attenzione dell’organo di garanzia, vale a dire l’attestazione non veritiera della presenza in aula di un consigliere dell’ex Margherita che era, invece, palesemente lontano dall’aula, probabilmente perché impegnato in un’intervista televisiva o in una poco salutare fumata. Alle proteste di Pasquariello, testimone dello sconcio, si sono subito aggiunte le voci degli altri consiglieri di minoranza. E quando la tensione è salita, c’è stato il citato tentativo di chiudere con violenza la porta dell’ufficio contiguo con contestuale intervento dei vigili urbani, quasi che ciò bastasse per evitare la denuncia di un tale gravissimo comportamento. Che l’episodio, antidemocratico per eccellenza, di dare per presente e votante un consigliere assente, fosse vero, se ne è avuta conferma sia dalla stravagante decisione di far ripetere la votazione, sia dalle dichiarazioni dello stesso “organo di garanzia” che, successivamente, ha ammesso che quando c’è confusione in aula si possono verificare episodi poco edificanti. L’organo di garanzia, tuttavia, su sollecitazione del consigliere Pasquariello ha volontariamente evitato di dare corso a un chiarimento. Sarebbe bastato dare la parola al consigliere della Margherita, la cui onestà intellettuale gli avrebbe consentito di confermare che al momento della prima chiamata non era fisicamente presente in aula. Tutto quanto sopra è servito per ricostruire la verità dei fatti. La gravità del documento dei consiglieri di maggioranza va, però, ben oltre la “cronaca”. Perché tenta di far passare il messaggio che il consiglio del 31 dicembre si sia limitato alla tensione e a quelli che amabilmente vengono identificati come “sfotto”. C’è ben altro, invece. Dopo la tensione, i lavori sono ripresi; c’è stato l’intervento del sindaco, che ha ammesso l’esistenza di una crisi in atto nella maggioranza, ma soprattutto ci sono state le randellate dell’Udeur all’assessore Del Vecchio e l’accoglimento di un emendamento della maggioranza, sul quale l’opposizione si è astenuta, per sottrarre all’assessore alla Cultura gli ottanta milioni dell’Audi, da utilizzare, se e come sarà possibile, per attenuare gli effetti di un'altra disastrosa decisione della giunta: l’aumento dei ticket per la mensa scolastica. C’è stata, infine, la discussione dell’ordine del giorno della minoranza sul futuro gestionale e sulla mancata apertura al mercato dell’Asia, poi respinto da una maggioranza non qualificata (solo 19 voti), perché ha perso anche l’assenso del consigliere Pannunzio dell’Udeur, che più dei suoi colleghi conosce l’attuale situazione dell’Asia. Questa è la verita, tutto il resto è noia di una maggioranza oramai a pezzi che invoca fantasmi storici e s’inventa nemici all’esterno per non ammettere quanto sia dilaniata all’interno. I consiglieri comunali Nicola Boccalone, Ettore Martini, Nazzareno Orlando e Fernando Petrucciano
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