L’attualità del dettato Costituzionale, almeno per la prima parte e cioè quella dei principi, riconferma il legame forte ed immutato nel tempo che i giovani hanno con la Carta Costituzionale. Tali principi rappresentano linee di forte attualità e di modernizzazione dell’organizzazione del sistema sociale di vita basato sul primato della persona, della famiglia, delle libere aggregazioni sociali, della rappresentanza dei bisogni in modo organizzato con una spiccata visione di società che basa la propria convivenza sul rispetto di valori in un quadro di libertà, di democrazia e pluralità. Da tempo si discute di riadattare e riordinare la Carta Costituzionale sulla base delle esperienze maturate in sessanta anni e con un rilevamento dei punti di forza e di debolezza, finalizzando l’impegno ad una visione riordinativa dell’organizzazione dello Stato, per meglio rispondere alle esigenze che i cittadini e le comunità esprimono. E’ lo stesso processo di democratizzazione maturato in questi sessanta anni che ha determinato e qualificato una nuova domanda, cioè quella dei diritti. Non che la Costituzione non abbia garantito prima una gamma essenziale di diritti esistenti, ma è cambiato il convincimento sul rendere esigibili concretamente questi diritti. Si tratta di andare oltre le affermazioni di principio e sostenere il bisogno di esigibilità dei diritti fondamentali. I padri costituenti hanno voluto definire una certa priorità e una precisa gerarchia di valori dei diritti fondamentali: diritto al lavoro, alla salute, diritto all’educazione, alla formazione e all’istruzione, il diritto di cittadinanza, di partecipazione ed il diritto dei cittadini di essere coinvolti nei processi decisionali. In questo quadro, è di grande interesse aver indicato in premessa la volontà di definire la Repubblica Italiana come fondata sul lavoro. Un lungo dibattito ha posto in discussione due concezioni diverse di modelli di organizzazione della vita sociale: da una parte c’è stato chi si è battuto per affermare una Repubblica basata sui lavoratori, dall’altra chi, invece, con successo ha voluto definire una Repubblica fondata sul lavoro, affidando allo stesso lavoro un sistema di valori capaci di sostenere e promuovere la persona che, anche in funzione della libertà dal bisogno, fosse in grado di concretizzare un progetto di vita, di crescita, di soddisfazione professionale. E’ il lavoro come valore, come soddisfacimento di bisogni materiali, per il lavoratore e la sua famiglia, che resta ancora una cosa importante per la vita delle persone e che con modalità diverse e continue trasformazioni, si apre a situazioni nuove rispetto a quelle fin qui conosciute. Tutto questo resta fondante per un modello di vita valido anche per le generazioni future. Il principio da solo non basta più, è importante, per dare sostanza al dettato Costituzionale, l’accessibilità al mondo del lavoro in termini di pari opportunità che non può essere un principio riferito soltanto alle politiche di genere ma bensì ad un’uguaglianza di diritti e di parità d’accesso alle opportunità. Riteniamo che il rapporto dei giovani con la Costituzione oggi sia perciò mirato a questi contenuti e cioè a rendere esigibili i diritti con condizioni rispettose delle pari opportunità, dell’imparzialità e del rispetto della formazione della persona, attraverso valutazioni oggettive e meritocratiche al fine di rendere trasparente l’investimento educativo e formativo. Quest’ultimo con l’esigenza di promuovere una formazione continua che si affermi sempre più come unica risposta possibile per sostenere al meglio la competizione tra territori e la conseguente innovazione di ciclo e di prodotto che la globalizzazione impone.
Cisl Giovani - Benevento
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