Per la costituzione del Popolo della Libertà è necessario accelerare il processo partendo dall’identità del nuovo partito, per consentire alle diverse anime che ne faranno parte di avere una base comune sulla quale collaborare e confrontarsi. Solo così il nuovo partito potrà caratterizzarsi per il superamento delle criticità che ne hanno sino ad oggi influenzato negativamente il percorso a livello territoriale. Oggi possiamo dire “meno male che Silvio c’è”, ma in un futuro remoto la creatura politica del Presidente corre il rischio di spappolarsi in pochissimo tempo.
Il nuovo soggetto politico deve essere formato su un modello di democrazia interna, funzionale alla determinazione di una classe dirigente preparata, attrezzata culturalmente e in linea con l’anima liberale del partito. Al contrario le valutazioni slegate da concetti meritocratici, ovvero legate alle “nomination” e l’arruolamento di nuovi quadri non in sintonia con il territorio e con la base, determina la ineluttabile lotta interna a vantaggio di pochi, ma a svantaggio del partito, della base e dei simpatizzanti. Ad essere penalizzati non sono tanto i Parlamentari, ma soprattutto i Sindaci, gli amministratori e i consiglieri provinciali e comunali, cioè dotati di consenso personale che esula dal semplice voto di opinione dato a Berlusconi. In questi mesi a livello locale non si contano gli interventi, mai tardivi, che tendono a scongiurare una riedizione di Forza Italia, dove a causa delle ripetute criticità ho svolto non senza problemi e conseguenze politiche personali (per usare un eufemismo), il ruolo di coordinatore cittadino e consigliere comunale. Si tratta di una vera e propria pentola a pressione che smania sotto il coperchio. Il rischio è quello di ripetere un partito apparente rispetto all’idea che lo sorregge che è e rischia di restare una grande, notevolissima e storica intuizione di Silvio Berlusconi al quale gli spiriti liberali affidano il consenso. Ed allora il nuovo partito dovrà costituirsi ed organizzarsi dotandosi di un’anima liberale, dovrà essere capace di privilegiare un’identità territoriale e meritocratica, di scegliere e formare la classe dirigente per farla crescere. Una classe dirigente, non mediocre, nel senso che non discute, ma che invece sia capace, che sappia aggregare, fare sintesi e consolidare sul territorio il consenso raccolto dal leader e che non sia, invece, figlia di influenze esterne, protettori politici o giornalisti compiacenti (per fortuna pochi). Se così dovesse essere si ripeteranno scelte fatte a tavolino, assunte da pochi con l’ausilio di consiglieri spesso privi di investitura formale di partito, ma ascoltati al punto tale da determinare le scelte finali: un partito nel quale gli organi collegiali poco o nulla contano, gli incarichi sono un mero orpello, privo di luoghi nei quali sfogare le tensioni interne e assumere le necessarie determinazioni, con le ineluttabili sconfitte nelle competizioni amministrative. Invece, un’organizzazione di partito pensata e strutturata dal territorio, con la sintesi di tutte le qualità delle varie anime, senza privilegi e/o interventi esterni o di strutture sovraordinate, rappresenterebbe una svolta epocale per il Sannio dove la capacità di autodeterminarsi prevale sugli egoismi e sui privilegi, una svolta culturale a vantaggio del territorio, del partito e della democrazia, un esempio e un merito che sarà sicuramente apprezzato dai vertici nazionali e dagli elettori. Ci vuole un gruppo di dirigenti autorevoli e un coordinamento rappresentativo di tutti, un leader che sappia ascoltare e mediare, che sia decisionista, che abbia carisma e autorevolezza che i problemi li affronta e li risolve. Invito, pertanto, i Parlamentari, tutti gli eletti e i rappresentanti dei partiti e dei movimenti che si riconoscono nel PDL a costituire senza indugio il Comitato provinciale per la nascita del PDL nel Sannio per essere una squadra, imparare a stare insieme, usare il medesimo linguaggio, credere negli stessi valori, fissare e raggiungere gli stessi obiettivi, per essere decisionisti e credibili agli occhi dell’elettorato Basta con il partito “fru fru” (mutuando le parole di un senatore della Repubblica), meno immagine, più contenuti, maggiore decisionismo.
I leader devono mettere il petto avanti.
Il Presidente del Comitato Esecutivo della Provincia di Benevento
Avv. Marcello Matarazzo
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