Andare in Antartide con scienziati e geografi Panorama.it - 08/04/2020 17:32:41

Andare in Antartide con scienziati e geografi



Costretti dentro casa, approfittiamone per organizzare il prossimo viaggio in un luogo affascinante e incontaminato, il Polo sud, con la guida di esperti. Come racconta uno di loro a Panorama.


Se c'è una terra che è stata di difficile conquista, è sicuramente l'Antartide. Il più freddo e inospitale continente della Terra, quasi 14 milioni di chilometri quadri di ghiaccio permanente in tutte le stagioni, spazzato da venti che possono superare i 300 chilometri orari, circondato da un mare da correnti poderose, è rimasto sconosciuto fino a soli 200 anni fa. Nel dicembre 1773 e gennaio 1774 le navi di James Cook riuscirono ad avvicinarvisi a una distanza di 75 miglia e nel 1820 il continente antartico fu avvistato da una nave della marina imperiale russa. Da allora, è stata una storia di imprese eroiche e tragiche con esploratori del calibro Ernest Schackleton, Roald Amundsen e Robert Falcon Scott.
I due fattori che contraddistinguono la nostra epoca, il riscaldamento globale e l'aumento vertiginoso del turismo, hanno prodotto negli ultimi anni profondi cambiamenti in Antartide. Il 9 febbraio scorso si sono toccati i 20,7 gradi a Seymur Island e la Nasa ha riportato che quel continente è una delle regioni della Terra che si riscalda più rapidamente, con temperature medie salite di tre gradi nell'ultimo secolo. D'altra parte, a fronte di un aumento dei viaggiatori in tutto il mondo da 25,3 milioni nel 1950 al miliardo e 186 milioni del 2015, anche il Polo sud è passato da 6.000 visitatori a stagione (da novembre a marzo, l'estate antartica) degli anni Novanta ai 56.000 attuali.
Ora che la pandemia minaccia il pianeta e restringe le nostre mete, pensare a un viaggio in un luogo remoto acquista ancora più fascino. Chi, oggi, volesse prenotare il viaggio per i prossimi mesi (o per il 2021) potrebbe scegliere una delle 51 navi di varie compagnie che adottano il «turismo green», con severe regole di comportamento per rispettare quei luoghi incontaminati.Pablo Zenteno Soto è un geografo nato a Santiago del Cile con un passato di ricerca sul riscaldamento globale nei ghiacciai andini e una lunga esperienza come leader del Programma Scienze ed Educazione sulle navi della compagnia Antarctica21. Quest'ultima offre viaggi a gruppi di circa 60 persone che possono fare escursioni nella terraferma e in mare con gommoni, oltre ad apprendere nozioni scientifiche da un gruppo di divulgatori guidati da Soto.
Il racconto della sua ultima missione rende l'idea di quest'esperienza per chi volesse avventurarsi in luoghi così remoti. «Siamo partiti da Punta Arenas, la città più a sud del Cile, il 7 febbraio scorso» dice. «La prima tappa in aereo fino a Frei Station, sull'estrema propaggine della penisola antartica dove c'è una pista in terra battuta». L'alternativa è affrontare il viaggio in nave fino alla penisola Antartica partendo da Puerto Williams in Cile o da Ushuaia in Argentina. Significa trascorrere due giorni lungo il canale di Drake sfidando le spaventose onde dei venti circumpolari. Il prezzo, e il brivido, di questa scelta, è quello di dover superare un tratto di mare che i grandi esploratori di tutte le epoche chiamavano il «cimitero delle navi».
«Appena scesi a Frei Station abbiamo visto che non solo non c'era neve, ma qua e là sul terreno cresceva l'erba, segno di uno sconvolgimento climatico impressionante» ricorda Pablo Zenteno Soto. A Frei Station attendeva la nave Ocean Nova di Antarctica21, poi salpata alla volta di Fort Point, poco più a sud: «Durante il tragitto, i turisti hanno potuto osservare, seduti nelle poltrone del "panorama lodge", i primi iceberg e anche qualche balena, dalle megattere a quelle Minke fino al capodoglio: in questo periodo si spingono fino al polo per nutrirsi di krill, piccoli crostacei che prediligono le acque fredde» prosegue Soto. «Anche a Fort Point gran parte della spiaggia era completamente senza neve. Ma le numerosissime colonie di pinguini non avevano riportato conseguenze. Su quella spiaggia eravamo dentro lo spettacolo della vita, con quel via-vai incessante di centinaia di genitori che nutrono i loro piccoli, i resti di pinguini morti e i leoni marini che catturano le loro prede». La successiva tappa di Ocean Nova, è stata Deception Island, l'«isola dell'inganno»: quella che sembra una splendida baia è in realtà la caldera di un vulcano attivo. «Con i gommoni ci siamo avvicinati ai grandi iceberg. Il silenzio era assoluto, interrotto solo dal tonfo dei blocchi di ghiaccio che si staccavano di tanto in tanto» racconta Soto. «Non ci si immagina quanto siano belli i colori degli iceberg osservati da vicino: la luce, assorbita di più nella parte rossa dello spettro visibile, produce un blu intenso. Con le loro forme e colori, quelle montagne di ghiaccio sono opere d'arte scolpite dalla natura».
L'ultima parte del viaggio si è svolta nello Stretto di Gerlache, così chiamato in nome di una spedizione belga che lo esplorò nel gennaio e febbraio 1898. Era la prima missione scientifica invernale della storia in quei luoghi remoti. La nave restò intrappolata nei ghiacci, e il 21 marzo il medico della spedizione scrisse: «Siamo prigionieri di un mare di ghiaccio senza fine. Il tempo pesa su di noi e le tenebre avanzano lentamente». Tra il 17 maggio e il 23 luglio fu buio totale. A fine maggio, i sopravvissuti riuscirono a scavare un canale tra il ghiaccio con la dinamite, fino a guadagnare il mare aperto. Erano, quelle, storie di paura, sacrifici e coraggio. Oggi si viaggia senza rischi né incognite, certo. Ma il fascino dell'Antartide resta potente per tutti noi.



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