Noi stiamo con gli imprenditori Panorama.it - 08/04/2020 03:18:56
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Noi stiamo con gli imprenditori



Buongiorno direttore,
sono un'imprenditrice, produttrice di vino in Maremma. Gestisco una piccola azienda con tre collaboratori, ormai da dieci anni. Sono sempre stata un'ottimista e, nonostante le infinite difficoltà del fare impresa in Italia, sono sempre stata convinta che con la voglia e la passione si possa superare qualunque ostacolo. Di fronte a quel che vedo, però, credo che stavolta sarà impossibile. E che ormai per me sia finita. Ci indigniamo perché la Germania ha stanziato 550 miliardi per l'emergenza. La povera Italia, appena poche decine. Mi pare evidente che gli aiuti messi in campo dal governo siano insufficienti a garantire la riapertura di un'azienda come la mia. Sono più di 20 giorni che non riceviamo ordini, senza i quali non abbiamo liquidità per gli stipendi e per fare la spesa. A poco serve rinviare il pagamento delle tasse. Quali tasse? Se non vendo non incasso e quindi le tasse comunque non le posso pagare. Perché siamo arrivati a questo punto, avendo la possibilità di seguire l'esempio cinese alla lettera? Perché l'Italia non è stata blindata fin dal 23 febbraio, ma si è pensato di isolare solo gli abitanti di Codogno? E solo dopo, arrivati al tracollo, si è aggiustato il tiro? Migliaia di morti nel nostro Paese e nel mondo sono un numero enorme. Ora ci seguono gli altri Stati europei e l'America, che sono partiti con 20 giorni di ritardo nel bloccare tutte le attività. Hanno governanti MIOPI come i nostri. Osservo quello che accade attonita, rattristata e arrabbiata. Consapevole del fatto che sono parte del popolo che non conta niente. Laura Santamaria Scansano, 15 marzo 2020


Cara Laura, ho voluto pubblicare la sua lettera perché credo che meglio di qualsiasi commento riassuma la situazione in cui versano molte imprese. Vede, in questi giorni mi domando spesso se, contestando ciò che fa il governo in un momento di massima emergenza, non si rischi di passare per criticoni o addirittura, per gufi, come diceva Matteo Renzi quando qualcuno si permetteva di alzare il ditino e sindacava i provvedimenti dell'esecutivo da lui guidato. È l'ora di mettere da parte le polemiche, di dimostrarsi tutti uniti, ripete senza sosta in una specie di maratona-stampa il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Certo, siamo tutti sulla stessa barca e si deve remare tutti nella stessa direzione. Ma c'è un problema se il comandante al timone sta sbagliando rotta e rischia di far finire la nave sugli scogli. Da quando l'epidemia ha iniziato a circolare nel nostro Paese ho scritto diversi articoli e subito ho sollecitato provvedimenti chiari e soprattutto decisi. Una guerra, e quella in corso è una guerra contro un nemico invisibile e insidioso, ha bisogno di un comandante che agisca senza tentennamenti e con rapidità. Invece, in queste settimane, abbiamo assistito a un capo del governo incerto, sempre in ritardo di almeno 48 ore. Oggi in tanti si domandano perché non sia stata accolta la richiesta delle regioni di imporre una quarantena a chiunque arrivasse dalla Cina, ma, ancor più grave, perché non siano stati isolati i focolai di Bergamo e Brescia, come chiedeva la Regione Lombardia. Prima dell'8 marzo, il governatore Attilio Fontana voleva estendere la zona rossa all'intera regione, ma Conte aveva esitato, dicendo poi di essere disposto ad ascoltare le proposte dei presidenti del Nord. Così, mentre il premier era disposto ad ascoltare, il contagio progrediva. Ci sono voluti giorni perché si decidesse il passo estremo di chiudere tutti gli italiani in casa, ma il virus ormai circolava in tutto il Paese.«Il medico pietoso fa la piaga puzzolente» recita un proverbio popolare, per sottolineare che nella cura di un paziente ci vuole determinazione e anche se la terapia è difficile da sopportare deve comunque essere adottata in fretta allo scopo di salvare la vita del malato. Conte invece si è mosso lentamente, preferendo aspettare anziché agire. Non lo ha fatto solo quando ha dovuto prendere provvedimenti contro il propagarsi dell'epidemia, ma anche nel momento in cui ha dovuto decidere delle misure per proteggere le imprese. Che senso ha trascinare per giorni la discussione sugli interventi a sostegno dell'economia, per poi partorire un topolino? Ma davvero il premier crede che basti rinviare di due mesi il pagamento delle tasse per risollevare la situazione? Per di più, una dilazione fiscale concessa unicamente a chi ha meno di 2 milioni di fatturato, quasi che solo le piccole aziende siano in sofferenza di liquidità. Se una società non incassa, non ha soldi per pagare né gli stipendi né le imposte, spiega lei nella sua lettera. Ovvio, ma è ovvio solo per chi un'impresa ce l'ha e l'ha fatta crescere nonostante la burocrazia statale e il fisco. Che senso ha spostare di quattro giorni il pagamento dell'Iva? Che cosa se ne fanno gli imprenditori di quattro giorni quando forse saranno costretti a tener chiuse le fabbriche per quattro mesi? E un lavoratore autonomo, può sopravvivere con 600 euro, cioè meno di quel che viene erogato con il reddito di cittadinanza?Il presidente del Consiglio, dopo aver varato il decreto «Cura Italia», dice che ad aprile ne farà un altro. Ma ad aprile, dopo aver versato le tasse e pagato gli stipendi, molti imprenditori magari saranno già stati costretti ad alzare bandiera bianca. Non basta citare Churchill e il discorso alla nazione sull'ora più buia per somigliargli. Bisogna anche avere il suo coraggio e la sua determinazione. E questo è ciò che nell'emergenza ci manca di più.Cara Laura, come detto, non voglio sembrare disfattista. Nonostante un presidente parolaio a cui piace tanto ascoltare la propria voce, alla fine ce la faremo. Sarà dura, sarà difficile, ma ne usciremo e le prometto che quel giorno brinderò con il suo vino. Non si arrenda Laura, noi siamo con lei. E con tutti gli imprenditori che oggi sono in prima linea.


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