Un antico adagio popolare così recita: “chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quello che lascia, ma non sa quello che trova”. Evidentemente il principio ha ispirato la classe politica beneventana nel corso degli ultimi anni, e li ha indotti ad accantonare troppo frettolosamente la interessante proposta di creazione di una nuova regione : il Molisannio. La questione di quale scelta per un nuovo assetto regionale per il Sannio si è sviluppata, nel corso degli anni, sull’adesione da parte del Sannio alla Regione Molise. Come noto, l’aggregazione di una provincia o di Comuni ad altra Regione, secondo il dettato dell’art. 132 della Costituzione, necessita di una legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali e su richiesta della Provincia e dei Comuni interessati o di referendum. Nonostante diversi piccoli comuni campani della provincia di Benevento abbiano già chiesto di passare con il Molise, nonostante le limitate prospettive di crescita della nostra Provincia, fagocitata dal prestigio industriale, commerciale e turistico di altre realtà provinciali più avanzate, nonché, di una delle più belle e controverse città del mondo, qual è Napoli, nulla è cambiato. Paradossale, appare, poi, pretendere di ottenere uno sviluppo d'insieme del territorio provinciale, senza, tra le altre cose, un’autonoma Soprintendenza per i beni archeologici, dovendo dipendere da quella salernitana, senza la Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici, dipendendo da quella casertana e senza una struttura autonoma per l’erogazione del servizio idrico, dovendo dipendere da quella irpina. Alla luce di queste brevi, quanto sofferte considerazioni, appare difficile comprendere quale logica possa aver suggerito tale scellerata scelta conservativa. Tralasciando ogni vacua spinta secessionistica, la scelta dell’autonomia sembra, quindi, dettata da mere quanto inevitabili ragioni di opportunità. Episodicamente si leva lo spauracchio dell’autonomia del Sannio dalla regione-madre la Campania tramutatasi, ormai, in “matrigna” di un figlio di serie B, da illudere, sfruttare e bistrattare. Tali stimoli autonomistici, si fondano su legittime richieste di un’ autodeterminazione gestionale e territoriale, che trovano, a loro volta, ispirazione nelle evidenti ed, ormai insostenibili, differenze non solo morfologiche, ma anche socio – economiche ed etnico-culturali, con gli altri principali centri della Regione. Costituire un nuovo Ente regionale, aggregando il Sannio, alla regione Molise, significherebbe, infatti, tra le altre cose, superare i problemi di scarsa visibilità e di concreta autodeterminazione della provincia di Benevento, area interna della Campania da sempre sottostimata e sottovalutata nelle sue considerevoli risorse. Che la provincia di Benevento fosse considerata la cenerentola della Campania è un fatto notorio, lo dimostrano ,ad esempio, i problemi relativi alla gestione dell'ambiente, con la questione dei rifiuti, che ha di fatto danneggiato soprattutto le zone interne della Campania (… si vedano le discariche destinate ad accogliere i rifiuti dell'intera regione). Che Benevento fosse terreno di conquiste e razzie politico-elettorali, a mezzo di illusorie e demagogiche promesse, è altrettanto assodato. Ciò che è, invece, ignoto è cosa possa spingere la classe politica locale a continuare in questo autolesionistico atteggiamento. Lasciare “la via vecchia per la nuova”, costituisce, non solo una proposta diretta a ricentralizzare la città di Benevento e la sua provincia, che per collocazione geografica rappresenta un anello essenziale dell’ asse dei collegamenti Nord-Sud, ma anche e soprattutto, significa contare di più, significa far riassumere alla nostra provincia la dimensione che, per tradizione storica le appartiene, attraverso una migliore, più libera ed aperta ottimizzazione e promozione di tutto il territorio provinciale. Necessità preliminare è, però, rappresentata da un’azione di decisa e capillare persuasione all’interno della nostra Provincia, al fine di ottenere la maggiore condivisione e interiorizzazione possibile nella popolazione sannita, dell’ inevitabilità di un’ intervento innovativo e modificativo, per poi intavolare una trattativa con le rappresentanze molisane, illustrando le convergenze di interessi e necessità tra le due popolazioni, senza che la nuova aggregazione si trasformi, però, in un’ annessione legislativo – territoriale. Il Nuovo Psi, annuncia una raccolta di firme su tutto il territorio provinciale, al fine di registrare la cifra del malcontento percepito e il livello di condivisione di questa battaglia politica, manifestando la propria disponibilità alla collaborazione, con chiunque, stanco della miseranda situazione in cui versa la nostra provincia, intenda unirsi alle nostre azioni rivendicative di “ liberazione della popolazione sannita dalle truppe neoborboniche provenienti da Palazzo Santa Lucia ”.
Antonio Vetrone
Vice coordinatore cittadino Nuovo Psi
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