John Ternus si racconta: la proposta di Tim Cook, i segreti di iPhone Duo e cosa pensa davvero di Vision Pro
Il giorno dopo il suo primo keynote da amministratore delegato, John Ternus si è seduto davanti alle telecamere di Clique, il talk show di Canal+ condotto da Mouloud Achour, per una lunga intervista di oltre mezz’ora. È la prima conversazione così estesa del nuovo CEO di Apple, e a dirla tutta è anche una delle più personali: si parla della proposta arrivata da Tim Cook, di come è nato iPhone Duo, di intelligenza artificiale, di Vision Pro e di come in casa Ternus si usano iPhone ed iPad.
Perché proprio una trasmissione francese? Ternus racconta di aver conosciuto Achour durante la WWDC e di essersi trovato subito in sintonia con lui. Poi aggiunge un paio di numeri: Apple è presente in Francia da oltre 40 anni e lì impiega più di 2.500 persone, in un Paese che secondo lui ha da sempre una grande passione per il design e la cultura.
La proposta di diventare CEO: “la buona notizia è che ero seduto”
Il passaggio più curioso riguarda il momento in cui Tim Cook gli ha chiesto se avrebbe preso in considerazione il ruolo. Ternus spiega che la richiesta è arrivata da Cook e dal consiglio di amministrazione, e che la sua prima reazione è stata di pura sorpresa: “la buona notizia è che ero seduto”, altrimenti, scherza, sarebbe probabilmente caduto. Non l’aveva mai immaginato, perché il suo approccio in 25 anni di Apple è sempre stato lo stesso: concentrarsi sul lavoro, costruire grandi prodotti e goderselo. Non è stata una decisione presa al volo. Ternus racconta di averne parlato a lungo con la moglie, perché un incarico del genere cambia la vita di tutta la famiglia, e che alla fine è stata lei a chiudere la questione: “ami Apple, ovviamente devi farlo”. Anche pronunciare per la prima volta il celebre “One more thing” sul palco, dopo averlo sentito dire da Steve Jobs e da Tim Cook, è stato per lui un momento da pelle d’oca.iPhone Duo spiegato da chi l’ha costruito
Buona parte della chiacchierata ruota attorno ad iPhone Duo, la “one more thing” dell’evento. Ternus chiarisce subito che Apple non voleva fare quello che hanno fatto gli altri, cioè prendere due telefoni, attaccarli insieme e ritrovarsi con “una strana forma quadrata”. Il punto di partenza è stato l’esperienza del grande schermo, quella che Apple conosce da anni con iPad. Da qui nasce la scelta delle proporzioni: il display ha un rapporto di radice di due a uno, lo stesso sia da aperto sia da chiuso, così che tutto scala in modo proporzionale. Da aperto ne esce uno schermo largo, simile a quello di un iPad, ideale per film, giochi e app affiancate.
Le difficoltà, ammette, sono state tante. Sul fronte hardware la cerniera ed il display, da rendere affidabili come ci si aspetta da un prodotto Apple. Sul fronte software la gestione delle due celle della batteria, che vanno bilanciate ma che per l’utente devono comportarsi come una sola. E poi i dettagli di design: quanto deve essere soddisfacente il click di chiusura, o la scelta di spostare comandi e informazioni di stato sul lato quando il telefono è chiuso, per guadagnare spazio in verticale e ritrovarli nello stesso punto quando lo si apre. Il suo trucco preferito? L’animazione che attraversa lo schermo da un lato all’altro in apertura, “giocosa e divertente”, che secondo lui strappa un sorriso ogni volta.
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Quando il discorso si sposta sul futuro, Ternus non si sbilancia su nessun prodotto, ma è molto chiaro su un punto: l’intelligenza artificiale generativa è una tecnologia così potente da rendere questo “il momento più entusiasmante” della sua carriera per creare prodotti, perché permette di realizzare cose che fino a poco tempo fa erano “pura fantascienza”. Il modo in cui Apple intende usarla, però, è diverso da una corsa al modello più grande. Secondo Ternus spesso si confonde la tecnologia con il prodotto: Apple costruisce prodotti ed esperienze, e la tecnologia serve a realizzarli. Se il lavoro è fatto bene, l’utente non deve chiedersi se dietro una funzione ci sia l’AI oppure no. L’obiettivo resta quello di aiutare le persone ad essere più creative e più produttive, non di metterle da parte. C’è poi un passaggio importante su Siri AI, il nuovo assistente arrivato con iOS 27: non è pensato per essere “il vostro amico”, ma un assistente, e anzi “resisterà a qualsiasi tentativo” di costruirci una relazione. Per Ternus i rapporti umani restano insostituibili, perché è grazie a quelli che impariamo, cresciamo e troviamo la felicità. Sul fronte ambientale, infine, conferma che l’AI non cambia l’obiettivo di Apple 2030 sulla neutralità carbonica: dal 2015 l’impronta di Apple è scesa del 60% e il Private Cloud Compute che fa funzionare Siri AI gira con energia rinnovabile.Vision Pro è un flop? “È l’inizio di un lungo viaggio”
Achour gli chiede senza giri di parole se Vision Pro sia stato un test, un flop o il primo passo verso il futuro del computer. Ternus lo definisce “un dispositivo straordinario” e lo paragona ai primi anni dei computer: all’epoca le persone trovarono motivi precisi per comprarne uno, come l’editoria da scrivania con il Mac, e da lì nacque un intero settore.
Con Vision Pro, spiega, sta succedendo qualcosa di simile: oltre ai primi appassionati che lo usano ogni giorno, i chirurghi hanno iniziato ad utilizzarlo in sala operatoria perché è semplicemente uno strumento migliore di un monitor posizionato di lato, e nel cinema viene usato per lo sviluppo dei set. Ci sono anche usi più leggeri, come guardare la Formula 1 o giocare con il simulatore di guida iRacing. La sua sintesi è netta: “è l’inizio di un lungo viaggio”, con un futuro che definisce molto luminoso.
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Uno dei temi su cui Ternus si sofferma di più è il rapporto tra bambini e tecnologia. Il mondo, ricorda, è cambiato molto da quando eravamo piccoli noi, e oggi i ragazzi possono imparare a progettare e stampare oggetti in 3D guardando video online già alle elementari. Allo stesso tempo i genitori hanno un peso in più, perché sui telefoni ci sono contenuti progettati per catturare l’attenzione il più a lungo possibile. Alla leggenda secondo cui chi progetta smartphone e computer non li farebbe usare ai propri figli, risponde che a casa sua non è così: i suoi figli li usano, ma con regole decise insieme su quando utilizzarli, per cosa, e quando invece il dispositivo va messo da parte. È anche il senso dei nuovi strumenti per i genitori appena introdotti da Apple: creando un account per un bambino, il sistema propone dei limiti iniziali in base all’età per intrattenimento, giochi e social network, che ogni famiglia può poi modificare facilmente. Legato a questo c’è il tema della privacy, che per Ternus diventa ancora più importante con l’AI, perché oggi le informazioni si trovano e si spostano con estrema facilità: una volta cedute, non si possono più riprendere. Sulla distinzione tra vero e falso cita anche la funzione introdotta su iPhone 18 Pro e Pro Max, che firma a livello di pixel le foto scattate con il sensore principale, creando una sorta di negativo digitale che permette di dimostrare che l’immagine non è stata modificata. Alla domanda su quale sia la lezione più importante ricevuta da Steve Jobs e Tim Cook, Ternus non cita una frase celebre ma un modo di lavorare: “concentrarsi sul futuro”. Il giorno del lancio è stato straordinario, spiega, ma il giorno dopo si pensa già al prossimo prodotto. Ed è proprio così che ha risposto quando Achour gli ha chiesto cosa avrebbe fatto la mattina seguente: una serie di riunioni su ciò a cui Apple sta lavorando adesso.Testi ed immagini Copyright Ispazio.net
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