Windows 11 ha una “modalità nascosta” pensata appositamente per sistemi con poco spazio di archiviazione: si chiama Compact OS, e di fatto riduce l’ingombro del sistema operativo comprimendo i file di sistema. Esiste da tempo, anche dai tempi di Windows 10, ma se ne è tornato a parlare in questi giorni perché è stata “scoperta” da un utente su Reddit, e a quanto pare in tanti non sapevano della sua esistenza. Si può attivare in modo tutto sommato semplice, ma prima di precipitarsi è importante tenere presente che ci sono anche degli svantaggi.
La documentazione ufficiale Microsoft dice che Compact OS è progettato soprattutto per dispositivi con drive di archiviazione poco capienti, magari a cui non si può fare upgrade - notebook, miniPC e convertibili molto economici, per lo più. È compatibile sia con sistemi basati su BIOS sia con quelli più moderni con UEFI. La società dice che un’installazione di Windows 10 a 64 bit con 4 GB di RAM occupa senza compressione circa 15 GB, e attivando Compact OS si può scendere a circa 11,3 GB. Con ulteriori ottimizzazioni si può arrivare vicini a 10 GB.La domanda che potrebbe sorgere spontanea a questo punto è: se i guadagni sono così evidenti, perché questo Compact OS non è attivo di default? Chiunque mastichi un po’ di informatica probabilmente saprà già la risposta: perché comprimere e decomprimere un file ogni volta che deve essere caricato in RAM ha un costo in termini di lavoro del processore - e quindi in fluidità e prestazioni generali dell’intero sistema. Quanto? Difficile a dirsi: realisticamente, più potente è la CPU, meno rilevante sarà l’impatto di Compact OS. Ma se un computer ha una CPU potente, è anche molto probabile che abbia uno storage adeguato - o comunque tale per cui risparmiare 3 o 4 GB non sia così rilevante. Dal canto suo, Microsoft dice che l'overhead è inferiore all'1%
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