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Tecnologia

Unimicron accusata di spacciare per "Made in Taiwan" componenti cinesi

Unimicron Technology è indagata a Taiwan per aver mentito sull’origine dei suoi prodotti: dice (almeno, questa è l'accusa) che sono fatti in patria, appunto a Taiwan, e invece sono cinesi. La società è una delle più grosse e famose nella realizzazione di circuiti stampati e materiali per il packaging avanzato dei semiconduttori, e rifornisce i principali colossi dell’industria dei chip, come NVIDIA e Intel. Lo scandalo sembra piuttosto esteso: secondo i media locali, gli inquirenti hanno effettuato venerdì scorso perquisizioni presso la sede centrale dell’azienda nel distretto di Guishan e in uno stabilimento produttivo situato nel distretto di Zhongli. Nell’ambito delle indagini sono stati interrogati quattordici dirigenti e dipendenti; pare che uno dei principali architetti della truffa sia un direttore generale del reparto PCB identificato con il cognome Wang, rilasciato su cauzione pari a 15 milioni di dollari taiwanesi, equivalenti a circa 408.000 euro. Un vice direttore generale, identificato con il cognome Wu, ha ottenuto il rilascio dietro pagamento di una cauzione di 12 milioni; altri tre individui hanno versato importi compresi tra 300 mila e 5 milioni di dollari, mentre nove persone sono state rilasciate senza obbligo di cauzione.Uno dei settori più critici per Unimicron, dicevamo, è quello del packaging, nello specifico i substrati in ABF, materiale usato un po’ in ogni tipo di chip di ultima generazione, dai server ai datacenter AI, passando per dispositivi mobile come smartphone e tablet. La preoccupazione principale è che i prodotti di origine cinese non abbiano gli stessi standard qualitativi e/o di controllo qualità di quelli realizzati a Taiwan. In generale il “Made in Taiwan” in questo settore è un po’ una garanzia, un valore aggiunto come può essere il “Made in Italy” per la moda e non solo.


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