Anni fa abbiamo assistito a una vera invasione di gimbal per smartphone. Anche i miei genitori ne avevano comprato uno, visto come l’evoluzione naturale del selfie stick da vacanze. Dopo qualche mese è finito in garage, e lì è rimasto.
L’idea era giusta: uno stabilizzatore può migliorare in modo enorme alcuni video e, in certi casi, anche le foto. Intorno, però, c’è troppo: ingombro, configurazione, app dedicata, tasti e modalità da imparare. Nel frattempo gli smartphone sono diventati molto più bravi proprio nella stabilizzazione. Per la persona comune, oggi, il gimbal non è più indispensabile.
Quando sono arrivate le prime videocamere tascabili motorizzate, ero scettico anch’io. Lo smartphone aveva già due, tre o quattro ottiche; queste camene una sola. E andavano portate insieme al telefono, che resta comunque indispensabile. Sulla carta sembrava una spesa evitabile: perché aggiungere un altro dispositivo, se un top di gamma “fa già tutto”?
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