Il recupero di un soldato ferito sul campo di battaglia può essere persino più pericoloso che raggiungere una posizione nemica, perché come accade nella zona calda in Ucraina, la presenza di mine, artiglieria e una costanze sorveglianza dei droni da ricognizione, rende spesso impossibile l'intervento delle squadre di soccorso.
Ma proprio in questo paese, ormai martoriato da una guerra che sembra non finire più, è stata sperimentata con successo una soluzione che potrebbe rappresentare una nuova speranza per le evacuazioni militari. Si tratta della possibilità trasportare i feriti direttamente in volo, utilizzando grandi droni senza pilota. L'esercito ucraino afferma di aver effettuato il primo salvataggio di questo tipo. Protagonista è un soldato della 30ª Brigata meccanizzata, rimasto per quasi 500 giorni in una posizione avanzata, dove riceveva rifornimenti attraverso piccoli droni. Dopo essere stato gravemente ferito, il militare si è trovato nell'impossibilità di essere evacuato via terra. Per recuperarlo è stato impiegato un Heavy Shot AYUDAG 6, un esacottero prodotto dall'azienda ucraina Gurzuf Defence.
Restano rischi importanti, dalla vulnerabilità al fuoco nemico alla possibilità di guasti durante il trasporto, e gli stessi produttori considerano queste missioni una soluzione estrema.
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