Per addestrare un’intelligenza artificiale servono enormi quantità di dati, e così è da tempo che testi, immagini e video diventano esempi dai quali i modelli imparano schemi e relazioni. Già in tempi non sospetti l'origine di questi dati ha causato problemi di tipo legale, legati in primis alla paternità degli stessi, e così molti dei grandi player del settore si sono affrettati a fare accordi per usufruire dei dati d'addestramento.
Ma ci sono ancora dei casi diversi, ad esempio quando i contenuti di addestramento appartengono agli utenti di una piattaforma, e non per forza ospitarli significa anche poterli utilizzare per costruire altri prodotti commerciali, o almeno, questa è la tesi di una nuova class action contro Twitch e Amazon, avviata lo scorso venerdì.
Ci sono esempi precisi, ad esempio quello di Warren Pandiscia, uno streamer del Connecticut, sostiene che le sue dirette e i suoi video siano stati utilizzati senza una specifica autorizzazione come parte dei dati necessari ad alimentare prodotti AI di Amazon. L’accusa parla anche di violazione contrattuale e contesta l’impiego degli streamer come una sorta di fonte gratuita di materiale per l’addestramento. La questione con Twitch era già emersa nelle scorse settimane, ma non era diventata sin da subito una class action.
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