Da mesi il 2026 si è profilato come l'anno delle grandi IPO, iniziato da SpaceX, con altri attesi ingressi come quello di OpenAI. Riguardo quest'ultima, portarla in Borsa significherebbe raccogliere capitali, aumentare la trasparenza e soprattutto rispondere a nuovi azionisti. Ma cosa succede quando il prodotto al centro dell’azienda sta diventando così potente da richiedere decisioni che potrebbero andare contro gli interessi finanziari degli investitori?
Diciamo che questo il problema che sta emergendo nel settore dell’intelligenza artificiale, perlomeno da quando i modelli non si limitano più a generare testo, ma grazie alle potenzialità dei nuovi agenti possono utilizzare strumenti, navigare tra sistemi informatici ed eseguire autonomamente sequenze di operazioni. Più aumentano queste capacità, più diventa importante riuscire a controllarne il comportamento, e l'argomento è più che mai sulla bocca di tutti. In molti stanno richiamando sui possibili rischi, e non parliamo di persone qualunque. Anche lo stesso CEO di Anthropic, Amodei, ha richiamato l'attenzione, proponendo nel contempo un piano per contenere i rischi legati alla crescita dell'AI.
Anche Sam Altman sembra aver fatto i suoi ragionamenti, e la prima conseguenza è che ha escluso una quotazione di OpenAI nel 2026, definendo quello attuale un momento poco adatto per portare la società in Borsa.
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