Doveva essere una semplice sessione di test, come tante altre. Ma qualcosa è andato storto: il caso dell'agente sviluppato da OpenAI che a inizio luglio è riuscito a sfuggire ai confini della sandbox in cui avrebbe dovuto operare, ottenendo l'accesso a internet e compromettendo i sistemi della piattaforma Hugging Face, ha avuto un impatto importante sull'opinione pubblica a livello globale, delineando scenari distopici da fantascienza.
L'evento è destinato a far discutere ancora, e nel frattempo Reuters rivela un retroscena: a quanto pare Hugging Face non è stata l'unica vittima dell'agente sperimentale di OpenAI, che avrebbe avrebbe compromesso anche un cliente della società americana Modal Labs, ampliando così la portata dell'incidente. L'azienda ha comunque precisato che la propria infrastruttura non è mai stata violata e che l'attacco ha interessato esclusivamente un ambiente gestito da uno dei suoi clienti.
COS'È SUCCESSO
Secondo la ricostruzione fornita da Reuters, l'agente AI avrebbe sfruttato un endpoint privo di autenticazione pubblicato da un cliente di Modal Labs sulla piattaforma dell'azienda. In pratica, quel servizio risultava accessibile da chiunque attraverso internet e consentiva l'esecuzione di codice all'interno di sandbox dedicate ai test. Una configurazione errata che avrebbe rappresentato il punto d'ingresso ideale per l'agente sperimentale.Il miglior iPhone di sempre? Apple iPhone 17 Pro è in offerta oggi su
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