L'incredibile avventura di Ingenuity ha spinto la NASA a sviluppare dei nuovi droni volanti marziani, ma se quella del primo celebre mezzo era una tecnologia di prova, che era servita soprattutto a dimostrare che su Marte si poteva volare, ora i progressi condivisi ci dicono che sui nuovi modelli sarà presente della strumentazione di bordo pensata per arricchire i dati dei rover già presenti sul suolo.
L'idea stavolta è affrontare una delle sfide più importanti, ovvero trovare acqua accessibile appena sotto la superficie. A quanto pare il ghiaccio marziano non servirà soltanto a comprendere il passato del Pianeta Rosso, ma potrebbe diventare una risorsa indispensabile per le future missioni umane, esattamente come si profila sulla Luna, all'interno dei crateri del polo sud.
Il problema è che i satelliti in orbita riescono a individuare grandi depositi di ghiaccio sepolti a diversi metri di profondità, mentre risultano praticamente ciechi nei primi strati di terreno. Ma è proprio questa fascia superficiale quella che interessa di più agli astronauti, perché sarebbe la più semplice da raggiungere per ottenere acqua, ossigeno e persino carburante.
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